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24.02.2014

Zorzi: «Io innocente, chi sa parli»

Delfo Zorzi, che da anni vive in Giappone, in un'intervista rilasciata al Tg3 dopo il secondo processo
Delfo Zorzi, che da anni vive in Giappone, in un'intervista rilasciata al Tg3 dopo il secondo processo

Assolto per piazza Fontana, assolto, anche dalla Cassazione, due giorni fa, per piazza della Loggia, Delfo Zorzi - l'ex estremista di destra oggi imprenditore in Giappone con il nome di Hagen Roy - in una intervista all'Ansa dopo la sentenza di assoluzione definitiva ribadisce la sua totale estraneità alla strage del 28 maggio 1974, esprime «empatia» per i familiari delle vittime e chiede «con fermezza» che «chi sa sveli finalmente i misteri».
«Da 30 anni professo la mia innocenza. che è stata confermata da decine e decine di giudici, da varie sentenze tutte di 3 gradi di giudizio, innocenza di cui al fine mi è stato dato atto persino dall'associazione delle vittime», dichiara Zorzi.
L'avvocato Federico Sinicato, rappresentante dell'associazione dei parenti delle vittime, dopo aver inseguito per quasi 20 anni una sua condanna, in aula ha dichiarato di non volere l'annullamento della sua assoluzione. «È un fatto epocale, la prima volta che avviene in un processo di stragi in Italia - commenta l'ex attivistia -. Devo dare atto dell'one- stà di animo e intellettuale che hanno dimostrato i parenti delle vittime. Non essermi arreso per decenni nella lotta per la verità acquista così un significato. Si potrebbe forse constatare in tutto questo l'attenuarsi della logica 'muro contro muro' tra destra e sinistra tipica della 'guerra civile infinita' che l'Italia sta vivendo da circa 70 anni. O forse sopravvaluto questi segnali, non so quanto consapevoli?».
«SENTO sinceramente il bisogno di sottolineare l'empatia che provo nei confronti dei parenti delle vittime della strage di Brescia in quanto posso ben comprendere la loro sofferenza avendo, in maniera e misura molto diversa, sofferto moltissimo anch'io, sotto tutti i profili personali e professionali - dice Zorzi -. La mia vita imprenditoriale è stata letteralmente devastata da questa forzata lontananza, da queste accuse infamanti». E all'Ansa che gli chiede se si può parlare di responsabilità morale per chi non uccise ma comunque fece parte di quell'epoca violenta, a sinistra come a destra, seminando morte e dolore nelle strade, Delfo Zorzi risponde: «La caccia alle streghe o il 'dagli all'untore' sono storie di iniquità vecchie come il mondo e questo vale anche per le persecuzioni indiscriminate di gruppo. Il nostro è uno Stato di diritto dove, grazie a Dio, le responsabilità giuridiche e soprattutto quelle penali sono assolutamente personali» E quarant'anni dopo ci sarà un altro processo per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, nell'ennesimo tentativo di svelare la verità sulle stragi d'Italia. «La verità sarà molto difficile saperla - prevede Zorzi - perchè purtroppo un'oscura regia ha voluto a tutti i costi ricercare per le stragi un colpevole che fosse rigorosamente 'fascista' e, sottolineo, non 'il colpevole'. Si è cercato di speculare sulla sofferenza per finalità politiche; laddove chi ha causato una simile strage non era da assimilare nè alla destra nè alla sinistra; era solo uno squilibrato criminale, qu- alunque idea politica avesse. Quanto riguarda al dottor Maggi, conosciuto a Venezia come il medico dei poveri, devo dire che rivelatesi false le accuse contro di me hanno cercato di inventare un altro 'mostro di estrema destra' da sbattere in prima pagina: gli rimaneva solo Maggi. Il calvario di questo poveretto durerà ancora degli anni. Lo conosco poco ma quello che posso dire di lui è che era il tipo che non avrebbe fatto male a una mosca».
LA TESI DI QUALCHE «burattinaio» che possa aver manovrato giovani di destra e di sinistra per controllare il Paese non convince Delfo Zorzi, che si dice «contrario alle dietrologie. Le ipotesi storiche e giudiziarie - afferma - devono essere confortate da fatti concreti, assodati, reali. In questo senso l'unica manipolazione della quale sento di poter parlare con certezza è quella del lavaggio del cervello delle nuove generazioni, quello della banalizzazione delle loro vite e dello svuotamento del loro animo da qualunque ideale; il tutto per asservirli alla logica della globalizzazione». E sulla possibilità di conoscere un giorno la verità sulle stragi, osserva: «In questa storia ci sono le vittime dell'attentato, e poi ci sono io, vittima di questa oscura storia giudiziaria. Sono io che chiedo con fermezza che chi sa sveli finalmente i misteri: costoro sono i burattinai ossequiosi del potere unico a cui mi riferivo, i servizi deviati, gli inquirenti che hanno sviato le indagini, i pubblici ministeri che hanno manipolato i pentiti dietro il pagamento di ingenti somme prese dai fondi riservati dello Stato e infine i pentiti, malavitosi che questi rappresentanti dello Stato non si sono fatti scrupolo di prezzolare a spese del contribuente per orchestrare quelle che nei processi si sono rivelate bugie. Tutti questi guardiani del pensiero unico ora dovrebbero finalmente dire la verità. Verità che proprio loro conoscono e hanno mistificato».
Quanto al futuro, «sono già tornato in Italia, il Paese in cui sono nato, e ci tornerò, ora con uno spirito diverso - sottolinea Zorzi -. Dopo 30 anni di persecuzione iniziata a metà della mia vita, sono ora arrivato a quasi 70 anni di età: credo che non mi resti molto per pensare al futuro nè ci penso».

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