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24 ottobre 2017

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04.10.2017

«Così mi hanno
salvato dallo
stupratore»

Le concitate fasi dell’arresto del responsabile del tentato stupro
Le concitate fasi dell’arresto del responsabile del tentato stupro

«Non provo odio nei confronti del mio aggressore, nè cerco vendetta. Penso che anche lui sia una in un certo modo vittima della società. Spero che paghi il conto con la giustizia senza sconti o indulgenze, ma dico anche che servirebbe una riflessione collettiva sul perchè una persona diventa improvvisamente simile a una bestia».

La 55enne scampata in extremis allo stupro grazie al coraggioso intervento del vicino di casa di 80 anni, è naturalmente provata dall’esperienza vissuta lunedì mattina, ma con lucidità invita a non strumentalizzare l’accaduto.

«NON ACCETTO speculazioni sull’episodio che pure è gravissimo sotto tanti punti di vista», afferma la casalinga. È stata appena dimessa dall’ospedale «Mellino Mellini» di Chiari: il collare ortopedico che indossa testimonia la disperata lotta ingaggiata con il pakistano di 28 anni colto da un raptus mentre l’altra mattina distribuiva volantini pubblicitari in via Carlo Alberto Dalla Chiesa a Palazzolo.

Lo straniero, che non indossava biancheria intima, si è sfilato i pantaloni prima di aggredire alle spalle la 55enne cercando di strapparle i leggins. La vittima, dimostrando una grande forza d’animo, accetta di raccontare la terribile esperienza. Lo fa circondata dal compagno Antonio e dai due figli.

«L'HANNO LASCIATA tornare a casa con una prognosi di sette giorni», spiega Antonio. Il primo pensiero della casalinga, originaria di Venaria, va a chi l’ha salvata, dopo una resistenza disperata all’aggressione. «Devo ringraziare Ezio Stucchi fin che vivo, mi ha salvato quando stavo per arrendermi». Poi riavvolge il nastro dei ricordi. «Lunedì siamo usciti alle nove, Antonio è andato a fare una passeggiata con il cane nei campi, io a correre per una mezz’ora. Quando sono ritornata, all’ingresso del condominio ho visto quello straniero che infilava della pubblicità nelle cassette delle lettere. Ero appoggiata per qualche flessione, quando lui, mostrandomi due volantini, mi ha chiesto se li volessi. Mentre proseguivo lo stretching gli ho risposto di infilarli nelle cassette».

La 55enne, vista l’ora, era tranquilla. «Ho notato che si è guardato attorno: la zona era deserta. All’improvviso mi si è avventato addosso prendendomi alle spalle: mi stringeva un braccio al collo cercando di tirarmi a terra. Mi sono aggrappata alla recinzione gridando, nonostante cercasse di tapparmi la bocca con la mano». Per la vittima sono stati attimi di panico e disperazione.

«Mi sono aggrappata alla ringhiera e cercavo di spostarmi verso la strada, continuando a gridare e a cercare di liberarmi. Lui intanto con una mano mi bloccava e con l’altra mi palpeggiava cercando di spogliarmi». Le grida a squarciagola sono state la salvezza della vittima. «Ho visto Ezio che, sporgendosi sul recinto del suo orto, urlava contro il mio aggressore che non mollava la presa mentre cercavo di resistere e spostarmi. Ero allo stremo e praticamente in ginocchio quando ho sentito il motore dell’auto nel parcheggio. Lui ha lasciato la presa e sono scappata tra le braccia di Stucchi». In pochi minuti sono arrivati i carabinieri di Palazzolo, e l’ambulanza. «Il cuore mi batteva all’impazzata - racconta la 55enne -, l’équipe medica mi ha misurato la pressione e mi ha portato in ospedale, ma intanto ero riuscita a chiamare al telefono il mio compagno».

«MI HA DETTO di tornare subito a casa senza dirmi il perché - spiega Antonio -. Quando sono arrivato, lo straniero era circondato: vedendo lei in quello stato l’avrei distrutto con le mie mani se Ezio Stucchi non mi avesse trattenuto. Lui parlava in francese e ci rideva in faccia: si era tolto la giacca e ci mostrava il pugno sfidandoci, e lo ha fatto anche con i militari che lo hanno ammanettato e portato via».

LA SOLIDARIETÀ di tante persone ha fatto smaltire lo shock, l’indignazione e la rabbia della coppia. «Sono stati tutti gentilissimi. I carabinieri di Palazzolo hanno dimostrato una carica umana e una grande sensibilità - spiega la 55enne -. Lo stesso atteggiamento che ho riscontrato negli infermieri dell’ambulanza, nei medici dell’ospedale di Chiari. Abbiamo apprezzato anche la telefonata del sindaco Gabriele Zanni».

Antonio insiste: «Vogliamo ringraziare tutti per il sostegno, anche sui social, che è continuato anche oggi».

E ADESSO? «Non sono paurosa - ammette la vittima del tentato stupro -: ho sempre cercato di guardare oltre. Cercherò di vivere come ho sempre fatto senza farmi travolgere dalla paura, anche se di questa esperienza qualcosa ti resta addosso. La solidarietà che ci hanno espresso tutti aiuta a superare questi momenti e a non trasformarli in sfiducia e in odio».

Che fare dunque? «Bisogna fermare queste aggressioni con l’arma dell’integrazione - afferma Antonio -: gli immigrati vengono sfruttati e spesso maltrattati. Certi comportamenti possono essere dettati da reazioni».

«Siamo noi, anche se non direttamente, a farli lavorare a due euro l’ora, obbligandoli a vivere come bestie in venti in una stanza - incalza la 55enne -. La violenza nasce così e non possiamo non vedere. Lo Stato deve vigilare e allo stesso tempo evitare l’imbarbarimento di questi stranieri».

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