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17.04.2018

Acqua pubblica, Limone caso europeo

Il sindaco di Limone, Franceschino Risatti: in prima linea per l’acqua
Il sindaco di Limone, Franceschino Risatti: in prima linea per l’acqua

Rotti gli argini con la decisione del sindaco di Limone, Franceschino Risatti, di non riconsegnare le chiavi dell’acquedotto comunale in attesa dell’esito del controricorso, (dopo la sentenza del Consiglio di Stato e il decreto del Presidente Sergio Mattarella), la battaglia per continuare a gestire direttamente il servizio idrico sta allagando anche il basso Garda. «Sto ricevendo - spiega Risatti - decine di attestati di solidarietà da tutta la provincia e anche dal resto d’Italia, ma ho particolarmente apprezzato il sostegno del collega Paolo Bellini di Pozzolengo e di Andrea Dal Prete di Polpenazze, due sindaci del comprensorio». DA SOTTOLINEARE l’appoggio che arriva addirittura dal Molise, da Peppe Notartomaso, sindaco di Campodipietra in provincia di Campobasso, che ha inviato a Risatti un messaggio allegando la risoluzione del Parlamento europeo adottata nel 2015, dal titolo «L’acqua è un diritto». «Risoluzione interessante - osserva Risatti - che andrebbe applicata soprattutto ai punti 28 e 46 dove il Parlamento invita gli Stati membri a sostenere i Comuni ponendo l’accento sull’importanza di una governance aperta, democratica e partecipativa nella gestione delle risorse idriche. È soprattutto fondamentale - sottolinea il sindaco di Limone - l’invito alla Commissione e agli Stati membri per assicurare piena trasparenza delle risorse finanziarie generate attraverso il ciclo di gestione dell’acqua. La scelta di riassegnare i servizi idrici ai Comuni - è scritto - dovrebbe continuare a essere garantita in futuro senza alcuna limitazione, potendo essere mantenuta nell’ambito della gestione locale, se stabilito dalle autorità pubbliche competenti». Parallelamente al sostegno istituzionale dei sindaci, anche la petizione popolare lanciata nella giornata di venerdì sul web in difesa degli acquedotti gestiti in house, viene sottoscritta ogni giorno da centinaia di persone. «ABBIAMO RAGGIUNTO e superato le 2300 firme – dichiara Risatti –: di questo passo entro stasera supereremo la soglia di 3.000. La gente vuole acqua pubblica, bisogna far capire che si stanno spillando soldi alle famiglie. Avanti di questo passo c’è il concreto pericolo che tra dieci anni aprendo il rubinetto di casa usciranno quattro gocce perché dovremo convogliare l’acqua in Francia». •

L.SCA.
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