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18.03.2018

Al market della droga 1.600 dosi di cocaina

I carabinieri di Desenzano e Bedizzole hanno concluso un’operazione anti-droga disarticolando una banda di spacciatori di cocaina
I carabinieri di Desenzano e Bedizzole hanno concluso un’operazione anti-droga disarticolando una banda di spacciatori di cocaina

L’uomo gestiva il megastore della cocaina allestito in un appartamento di Bedizzole, la coppia di amiche captava i clienti, li scortava, faceva da «sentinella» durante la transazione o si occupava di recuperare lo stupefacente custodito in piccole scorte lontano dal luogo di spaccio. Gli affari andavano talmente bene che i tre avevano perfino abbandonato i lavori saltuari regolari utilizzati come copertura. Un errore strategico, perchè l’alto tenore di vita di tre persone ufficialmente disoccupate ha rafforzato i sospetti dei carabinieri che già le tenevano sotto controllo. Ne è scaturita un’inchiesta articolata, iniziata oltre un anno fa, ma entrata nel vivo negli ultimi sei mesi, quando i carabinieri della stazione di Bedizzole e del nucleo operativo della Compagnia di Desenzano guidata dal tenente Massimo Cicala hanno ricostruito in ogni dettaglio la filiera dello spaccio. DECISIVE le intercettazioni ambientali davanti all'abitazione di via Gavardina che un ex artigiano 59enne condivideva appunto con una 38enne e una 36enne. I numeri ricostruiti dagli investigatori danno un’idea di quanto fosse ampio e radicato il giro di spaccio di cocaina gestito dai tre pusher: nel corso della fase finale dell’indagine sono stati documentati 1.600 cessioni di droga per un totale di 2 chili di sostanza e segnalati alla prefettura come consumatori di stupefacenti. La punta dell’iceberg di una folla di acquirenti, tra cui insospettabili e giovanissimi. A loro i carabinieri sono arrivati anche scorrendo le rubriche degli smartphone degli spacciatori. L’analisi dei numeri delle chiamate in entrata e in uscita potrebbero aprire presto nuovi scenari investigativi sul fronte dei fornitori. L’inchiesta ha permesso di scoprire anche le modalità di prenotazione e di acquisto dello stupefacente: il cliente suonava il campanello della casa che si trova proprio al confine con Nuvolera. Il 59enne, però, non rispondeva al citofono. Si affacciava dalla finestra e comunicava con il classico linguaggio dei segni. Per prenotare 4 dosi, il cliente appostato sul marciapiede di fronte alla casa, mostrava la mano con quattro dita aperte. Subito dopo aver raggiunto l'intesa, lo spacciatore faceva salire sulla rampa della scala esterna la persone alla ricerca dello sballo e consegnava la merce. In alcune circostanze, come hanno appurato i carabinieri, l’acquisto ed a volte il consumo della droga avvenivano all’interno dell’alloggio. Spesso, le partite di stupefacente non venivano custodite nell’ appartamento ma celate nelle vicinanze del cassonetto della spazzatura, in qualche buca nelle vicinanze del fiume Chiese, nella campagna circostante e persino nel fossato. La vendita di stupefacente avveniva ad ogni ora del giorno e delle notte. Un business illegale e redditizio come dimostrano i 70 mila euro sequestrati nel corso dell’operazione anti-droga ai tre spacciatori. La domanda di cocaina era incessante al punto che spesso gli spacciatori restavano senza scorte. Gli ingranaggi di questa macchina quasi perfetta, però, sono stati bruscamente interrotti dalla magistratura. SULLA SCORTA dell’attività investigativa dei carabinieri il gip del tribunale di Brescia ha accolto la richiesta avanzata dal pm ed emesso la misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari per il 59enne e per la 38enne, mentre alla 36enne sono stati imposti l’obbligo di dimora a Bedizzole e una sorta di coprifuoco: dovrà restare in casa dalle 20 alle 7. •

Valerio Morabito
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