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21.06.2017

L’inchiesta sulla ex Faeco
ha ampliato il «raggio»
Ora si indaga a Milano

Discarica ex Faeco: l’inchiesta su presunti illeciti passa a Milano
Discarica ex Faeco: l’inchiesta su presunti illeciti passa a Milano

Gli atti dell'indagine sul presunto smaltimento illecito di rifiuti nella discarica di Bedizzole, riferita alla ex gestione Faeco, passano dal Tribunale di Brescia a quello di Milano. La questione è territoriale e la decisione è stata presa dalla Corte di Cassazione in questi giorni. Anche se in un primo momento il delitto ambientale contestato a cinque indagati da parte del Gip del Tribunale di Milano sarebbe stato «commesso nella discarica di Bedizzole attraverso il conferimento abusivo di rifiuti», le successive verifiche investigative hanno rilevato la correlazione tra i rifiuti conferiti alla ex Faeco con quelli smaltiti in altre località in provincia di Milano, Lodi, Como e Monza. Nonostante l’accusa dica che «le violazioni reiterate commesse dagli indagati nella discarica di Faeco Bedizzole rappresentano la destinazione prioritaria delle operazioni di smaltimento illecito», è emerso un legame con l'impianto di Cavenago D'Adda dove si sarebbe «verificato lo smaltimento abusivo di rifiuti provenienti dagli stabilimenti della Waste Spa».

NELL'ULTIMO filone investigativo realizzato nelle indagini preliminari, sono state effettuate ispezioni dalle forze dell'ordine negli stabilimenti di smaltimento rifiuti di Buccinasco, Agrate Brianza e Cermenate. Un aspetto, secondo la sentenza emessa dalla Cassazione, che mette ancora più in risalto la competenza territoriale del procedimento cautelare presso il Gip del Tribunale di Milano.

Se, dunque, gli inquirenti hanno effettuato questo passaggio di atti da una città all'altra, ciò che rimane ben saldo al proprio posto è il capo di imputazione del traffico illecito di rifiuti che si sarebbe verificato, secondo l’accusa, tra Bedizzole e altri impianti presenti in Lombardia.

È questa, dunque, l'ultima novità sulla discarica ex Faeco di Bedizzole che negli ultimi mesi è tornata al centro dell'attenzione dopo i due incendi: il primo, di chiara origine dolosa, nella notte del 17 marzo e il secondo, non doloso, verificatosi alla luce del sole del 24 maggio e si è diffuso a partire dalla vasca «E», un bacino ancora sotto sequestro della magistratura. V.MOR.

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