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04.10.2017

Benzina e gasolio
dalla plastica: idea
«made in Garda»

La macchina che trasforma la plastica in benzina e keroseneIl ricercatore Claudio Arivetti
La macchina che trasforma la plastica in benzina e keroseneIl ricercatore Claudio Arivetti

Arriva da Puegnago la piccola, grande invenzione che potrebbe rivoluzionare il processo di riciclo della plastica, al momento solo per uso aziendale, ma in futuro chissà, forse anche domestico: una macchina in grado di ricavare esattamente un litro di carburante (gasolio, benzina e kerosene per un totale di 800 grammi) per ogni chilogrammo di plastica trattato.

PLASTICA e non solo: il meccanismo funziona (con rese differenti) anche con carta e tessuti, tappezzeria e sedili, car fluff in generale, altri materiali anche di origine organica (non va dimenticato infatti che anche il petrolio, milioni di anni fa, altro non era che materia organica).

Il piccolo prodigio è stato presentato a Villa Galnica da Claudio Arivetti, un ricercatore già conosciuto sul lago di Garda per lavori sulla zootecnica (nel centro di ricerca di San Tomaso a Lonato) e sull’energia solare (per il consorzio Garda Uno): adesso è al lavoro per il Centro di eccellenza per le energie rinnovabili (Ceer), in Slovenia.

IL PROGETTO «Dalla plastica al petrolio» si chiama Re.Futur e si basa su due caratteristiche fondamentali: la riduzione dell’impatto ambientale e l’abbattimento dei costi di smaltimento dei materiali. Questo, in sintesi, il funzionamento dell’impianto: la plastica (nella fase dimostrativa sono stati utilizzati dei tappi, delle posate e altri piccoli oggetti per ovvi motivi di spazio) viene inserita in un forno che porta la temperature fino a 430 gradi. Il materiale si scioglie e si trasforma in gas: questo gas viene poi filtrato «a strati» in un tubo, per poi fuoriuscire in forma liquida in base alla sua qualità.

Dal primo strato rimane del gasolio (di color giallo paglierino, ricco di paraffine), dal secondo rimane la benzina e dal terzo il kerosene: di un chilo di materiale originale ne vengono «bruciati» solo 200 grammi, ne restano allora 800 che per motivi di peso specifico fanno comunque un litro di carburante.

E NON È FINITA: il 6 per cento del materiale trattato (una quota ben più ridotta rispetto all’incenerimento classico) si trasforma in gas sintetico, che però non viene sprecato. «Una volta raggiunta la temperatura di esercizio - spiega Arivetti - il sistema funziona in regime di autoproduzione consumando il gas prodotto, e non necessita di altra energia».

I campi di utilizzo del combustibile al momento sono aziendali: autoproduzione di energia elettrica, teleriscaldamento, movimentazione terra, produzione di nuovo materiale plastico. Ma la novità sta nelle dimensioni del macchinario: il Ceer è in grado di progettare un macchinario da 1 tonnellata, in controtendenza con macchine simili che però per funzionare necessitano di carichi da 50 e più tonnellate.

Il carburante prodotto non è utilizzabile per automobili o mezzi di trasporto, non per la qualità ma per problemi di monopolio: sarebbe un reato di evasione delle accise. Il procedimento non è nuovo, si basa sul «cracking pirolitico» che è noto in realtà dai primi del ’900. In Italia e in Europa al momento è una tecnologia unica: macchine simili ci sono soltanto in Giappone.

Alessandro Gatta
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