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18.01.2019

Depuratore senza
pace: il «cerino»
alla Provincia

Depurazione, l’incontro di Milano non è servito a superare le divisioni
Depurazione, l’incontro di Milano non è servito a superare le divisioni

Tutto ancora in alto mare per la collocazione del nuovo depuratore destinato a smaltire i reflui fognari della sponda bresciana del lago di Garda. Nessun accordo, si va ai supplementari e forse anche ai rigori, in una partita destinata a prolungarsi per due, forse tre mesi ancora. Sperando nel frattempo che l’arbitro non decida di sospendere la partita portandosi a casa il pallone, ovvero i 100 milioni di finanziamento statale. IERI MATTINA per la prima volta si è tenuto in Regione a Milano l’incontro ufficiale tra tutti i soggetti interessati alla realizzazione del futuro collettore del Garda bresciano. Vertice finito, per dirla con le parole dell’assessore regionale al Territorio e Protezione civile, Pietro Foroni, con l’incarico «di affidare alla Provincia di Brescia, supportata dagli uffici tecnici di Regione Lombardia, il coordinamento tra i diversi enti e l’organizzazione dei futuri incontri istituzionali, perché si possa arrivare in tempi assolutamente celeri al chiarimento della progettualità ad oggi avanzata, ovvero alla realizzazione di un sistema di collettamento e di depurazione condiviso da tutti». «È stato un incontro costruttivo dove sono state ascoltate le posizioni di tutti, che ha portato alla luce diverse criticità e che è servito per approfondire il tema e verificare la possibilità di migliorare eventualmente il progetto attuale - ha spiegato Foroni - da parte di Regione Lombardia c’è l’impegno concreto a un lavoro di raccordo utile per evitare ulteriori lungaggini nella realizzazione di un’opera che aspetta da troppo tempo e che non è più procrastinabile». Tradotto in soldoni, l’ipotesi più plausibile messa sul piatto, ovvero quella dell’ampliamento del depuratore di Montichiari per i reflui del basso lago (tranne Desenzano e Sirmione che continueranno a confluire a Peschiera) e di Gavardo nel nuovo depuratore da costruire per i reflui da San Felice a Tignale facendo confluire le acque depurate nel Chiese, è stata respinta al mittente dai sindaci del fiume Chiese, decisi oppositori. «Ognuno - ha infine ammonito l’assessore - deve fare la propria parte fino in fondo, senza perdere tempo, assumendosi ciascuno le proprie responsabilità». Inutile nasconderlo, dopo le «premesse» degli ultimi mesi, sarebbe stato un vero e autentico miracolo se nella riunione di ieri mattina fosse stato trovato d’incanto il bandolo della matassa. Le prossime settimane saranno decisive per raggiungere, si spera, un’intesa. •

Luciano Scarpetta
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