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13.12.2017

La Tav «rimbalza»
sulla Corte
dei Conti

Si fa presto a dire «alta velocità»: anche l’ultimo passaggio istituzionale per il progetto della Tav Brescia-Verona, concepito nel 1993 e atteso per la cantierizzazione nel gennaio 2018, è andato a inciampare nell’ennesimo ostacolo, nell’ennesimo rinvio.

LA CORTE DEI CONTI, che deve mettere l’ultimo «timbro» sul progetto definitivo dopo la verifica di impatto sugli equilibri finanziari di un’opera da 2 miliardi e 499 milioni di euro, ha rispedito tutto l’incartamento al mittente, ovvero al ministero dell’Economia e delle Finanze, sospendendo l’istruttoria che era stata aperta nelle scorse settimane. Il motivo: «Incompletezza documentale». La novità è stata confermata ieri mattina a Bresciaoggi proprio dagli uffici della Corte dei Conti, senza ulteriori specificazioni salvo queste: riferiscono da Roma che la delibera del Cipe in questo momento non è più all’esame della Corte, ma l’istruttoria non è stata completata. Non è una bocciatura, sia chiaro: il nutrito fronte dei No Tav bresciani e veronesi non ha ancora una vittoria per la quale poter esultare. Ma è probabile che questo «incidente di percorso» allungherà i tempi e potrebbe (il condizionale è d’obbligo) far saltare i piani per un’apertura entro fine gennaio dei cantieri del primo lotto, che le Fs hanno già individuato nella zona tra Lonato e Desenzano, dove dovrà essere scavata una galleria della lunghezza di 7,37 chilometri. Tempi più lunghi, ma di quanto? Stando a quanto riferito a Bresciaoggi dalla Corte dei Conti, sarà ora il ministero a dover completare la documentazione che, secondo la Corte, è risultata lacunosa. A quel punto il Mef, ministero economia e finanze, dovrà rispedire la delibera in Corte, che avrà fino a 60 giorni di tempo per esaminarla. Difficile credere che un documento di tale importanza, un’opera strategica da miliardi, sia stata rimandata indietro per carenze banali, per un capitolato, per robetta. Forse è una tempesta in un bicchiere d’acqua, o forse un intoppo di quelli seri, chi vivrà vedrà. Giorni? Settimane? L’atto in questione è la delibera numero 42 del Comitato interministeriale per la programmazione economica, approvata dal Cipe lo scorso 10 luglio. Titolo e descrizione: «Progetto definitivo della nuova linea Av/Ac Brescia-Verona, Lotto Brescia est-Verona (escluso nodo di Verona), tratta funzionale, dal costo di 2.499 milioni. Il Cipe ha altresì approvato, ai fini dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e della dichiarazione di pubblica utilità, della compatibilità ambientale e dell’intesa sulla localizzazione, le parti del progetto definitivo in variante rispetto al progetto preliminare nonché autorizzato l’avvio della realizzazione delle opere del primo lotto costruttivo, entro un limite di spesa di 1.892 milioni di euro».

QUESTO IL TESTO del Cipe approvato il 10 luglio, che attendeva solo il timbro della Corte dei Conti per il via libera alla firma del contratto con Fs e CepavDue, quindi per la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, l’entrata in vigore, gli espropri e la presa di possesso delle aree di cantiere. Quanto peserà questo rinvio al ministero? La domanda rimbomba a questo punto non solo nelle aule istituzionali, ma anche nelle case dei cittadini che attendono come imminenti gli espropri di terreni, campi e immobili: sono 115 a Desenzano, altrettanti a Lonato, circa 200 a Calcinato e una trentina a Pozzolengo. Anche per loro, nel bene o nel male, l’attesa si prolunga.

Valentino Rodolfi
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