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19.12.2017

Le streghe del monte
Corno rivivono
tra storia e fantasia

Il «feticcio» con riferimenti alle streghe davanti al Duomo di LonatoIl culto pagano di Cernunnos
Il «feticcio» con riferimenti alle streghe davanti al Duomo di LonatoIl culto pagano di Cernunnos

Tremate, tremate: le streghe del lago di Garda sono tornate. Tra leggenda e realtà sono le fattucchiere della famiglia Quinti le protagoniste del nuovo libro di Simona Cremonini «Le streghe del Monte Corno», presentato a Puegnago e ambientato tra Desenzano e la Valtenesi e tra Sirmione e Salò. Ovviamente narra una storia fantastica, ma liberamente ispirata alle tracce leggendarie che le streghe (vere o presunte) hanno lasciato nel corso dei secoli: dal santuario dedicato al dio cornuto Cernunnos, tra i più potenti dèi celtici, che trovava posto proprio sul monte Corno, fino al magico patto tra la dea Minerva (di epoca romana) e la giovane Quinzia, sirmionese che amò Catullo (che la cita pure in alcuni suoi carmi) e che per legare a sé il celebre poeta concepisce con lui una bambina, appunto grazie all’aiuto di Minerva.

IL TEMA STREGONESCO torna così d’attualità a pochi mesi dalle «apparizioni» che sconvolsero non poco gli animi, gardesani e non: in rapida sequenza vennero posizionati tre fantocci che rappresentavano ognuno la sagoma di una strega condannata a morte o bruciata sul rogo. In ordine, a gennaio davanti al duomo di Lonato (nel periodo della fiera), senza dedica ma con probabile riferimento a Maria La Medica di Calcinato, in febbraio davanti al duomo di Salò, con dedica scritta a Cornelia Quintiliana, accusata di essere una «tempestaria» e che proprio a Salò venne condannata, in aprile in piazza Loggia a Brescia, con dedica a Benvegnuda Pincinella, arsa viva nel 1518 nella piazza principale. ADESSO, il monte Corno: «A Desenzano non ci sono tracce di streghe giunte fino a noi - spiega Armando Bellelli, ricercatore di Xplora ed esperto di storia locale - ma non va dimenticato che in epoca medievale la cittadina gardesana divenne una capitale eretica, esisteva addirittura una chiesa con oltre 500 adepti, tra le principali chiese dei catari di tutta Europa». Proprio sul monte Corno, inoltre, ebbero luogo almeno fino al 19esimo secolo culti esoterici e pagani dedicati a Cernunnos, l’antica divinità cornita dei popoli celtici. Di riti magici si raccontava a Padenghe, dove vicino al castello sarebbe esistito un fantomatico «pozzo delle streghe», e impossibile poi non citare la chiesa di San Sivino a Manerba, nota come la chiesetta del patto col diavolo tra Marco il mugnaio e Satana in persona. Sulle tracce delle streghe nel nostro vissuto quotidiano aveva parlato (a Moniga) anche lo scrittore e regista Mauro Vittorio Quattrina: la «caccia alle streghe», ma una caccia culturale, continua.

Alessandro Gatta
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