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mercoledì, 18 ottobre 2017

Per la banca
il video virale
diventa incubo

Un fermo immagine dal video diventato un «caso mediatico» (BATCH)

Innanzitutto, i numeri: 2 milioni di visualizzazioni su Facebook, altrettanti su Youtube, migliaia e migliaia di condivisioni, articoloni sui giornali on-line, il passaparola, milioni di italiani che non parlano d’altro.

Così è finita in una specie di crudele tritacarne mediatico, fatto di battute spiritose ma anche di caustiche derisioni, la desenzanese Katia Ghirardi, direttrice della filiale retail di Banca Intesa San Paolo a Castiglione delle Stiviere. Un incubo per lei, causato da un video-spot filmato con i colleghi della filiale, che doveva restare a «uso interno» per un’iniziativa aziendale, ma che ha sfondato le maglie invisibili della «rete» fino a diventare virale.

DUE MINUTI di filmato in tutto: una presentazione un po’ impacciata del gruppo di colleghi, una torta a forma di cuore e una canzoncina un po’ stonata, mentre gli impiegati assistono compiti.

Un video non di qualità professionale, decisamente «fatto in casa» come prevedeva il contest aziendale, che per questo fa sorridere nel contesto serioso di una banca. Ma l’effetto valanga e i crudeli meccanismi dei social ne hanno fatto un «caso» per certi versi inquietante.

La stragrande maggioranza dei commentatori, compresi addirittura i sindacati dei bancari, lo ha bollato come ridicolo, come un errore di marketing, come una cosa fantozziana, con gli impiegati paragonati ai colleghi di Fantozzi costretti a correre la Coppa Cobram. E giù milioni, ma veramente milioni, di sfottò. Non tutti spiritosi, molti sin troppo cattivi.

UN LINCIAGGIO mediatico che però si è spinto forse oltre il limite: a essere derise sulla rete sono persone comuni, dei lavoratori che mai, registrando in ufficio un video a porte chiuse su richiesta dell’azienda, non un capolavoro ma innocente, avrebbero immaginato di doversi sottoporre al giudizio del web, a questo tribunale del popolo virtuale ma spietato.

In difesa di Katia Ghirardi, oltre ai tanti amici della «vita vera» a Castiglione e Desenzano, si è schierata la famosa giornalista Selvaggia Lucarelli, esperta di «trend comunicativi», che ravvisa una forma di cyberbullismo, un accanimento che ha raggiunto proporzioni e toni esagerati.

«Dopo aver sghignazzato mi sono ricordata che Katia è una persona, non un cartone animato. Quello che è accaduto è bullismo di massa. Oggi sul web può capitare a tutti - scrive Selvaggia Lucarelli - di essere umiliati da milioni di persone senza averlo voluto, senza aver fatto male a nessuno. Ci abbiamo riso tutti per queste cose. Però il web è pericoloso». Come dire: adesso basta. Bello ridere, ma trasformare le persone in «personaggi» può diventare una forma di violenza. Che a quel punto non fa più ridere, ma dovrebbe far riflettere.