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15.01.2019

«Sui lavori della Tav incognita terre di scavo e impatto sulle falde»

Cantieri Tav: fra i timori dei comitati il nodo delle terre di scavo
Cantieri Tav: fra i timori dei comitati il nodo delle terre di scavo

Che fine faranno le terre e le rocce da scavo delle gallerie sulla Tav Brescia-Verona? Dove sono i«provvedimenti operativi» per gli oltre 40 siti inquinati (e solo nel Bresciano) interessati al passaggio della futura alta velocità? Quale sarà il destino delle falde acquifere che potrebbero essere intaccate con l’avanzare dell’opera? Sono solo alcuni dei tanti quesiti che il Coordinamento No Tav Brescia-Verona, in attesa degli auspicati chiarimenti del progetto esecutivo, rivolge ai vari rappresentanti della politica locale, in attesa dell’analisi costi-benefici e in particolare dell’udienza di merito (prevista per la prossima settimana) sui vari ricorsi pendenti al Tar. DOMANDE TECNICHE dunque, ma che anticipano un affondo politico: «A noi la questione è già molto chiara, ma vogliamo che lo sia per tutti - hanno detto gli attivisti ieri pomeriggio in conferenza stampa - perché se gli esponenti della Lega, come di recente Simona Bordonali, rivendicano di voler realizzare la Tav a tutti i costi, allora è bene che chi li sostiene sappia che questa rivendicazione vale anche per tutte le conseguenze nefaste che l’opera porterà sul territorio . attaccano i No Tav -, l’impatto ambientale, lo spreco di denaro. Tutto questo nel silenzio dei sindaci. E chiediamo ancora al parlamentare Paolo Formentini, o al presidente del consiglio comunale di Desenzano Rino Polloni, di prendere posizione: è facile alzare la voce nei territori, per poi voltare faccia e stare zitti davanti ai vertici di partito». MA CE N’È ANCHE per i colleghi di governo: «Il Movimento 5 Stelle ha fatto campagna elettorale contro la Tav e ora ha dato il via libera al Terzo Valico. Una scelta che pagherà a livello politico». Dal punto di vista tecnico, gli attivisti rimarcano le «grandi mancanze progettuali» della Brescia-Verona: appunto le gallerie, «come quella di Lonato, del Frassino o di San Giorgio in Salici», la verifica di ottemperanza alle prescrizioni sui siti inquinati (40 in provincia di Brescia, 45 su tutta la tratta), l’impatto sulle falde acquifere, la necessità di adeguamento del progetto «alla normativa antisismica».

A.GAT.
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