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13.01.2019

Tav sul Garda, ultima battaglia in tribunale

La Tav a Desenzano: la linea tratteggiata indica il percorso previsto
La Tav a Desenzano: la linea tratteggiata indica il percorso previsto

Mentre si accende il confronto sulla Tav Torino-Lione, che riempie le pagine nazionali dei giornali, occupa le piazze torinesi in un’alternanza di marce per il sì e per il no, oppone i due partiti di governo, annuncia referendum e si avvicina con grande suspence alla decisione finale, la Tav Brescia-Verona è invece più indietro di «cottura». C’È ANCORA, innanzitutto, un passaggio nelle aule di giustizia, al Tar del Lazio, per il progetto di alta velocità che dovrebbe attraversare le colline moreniche del Garda tra Calcinato, Lonato, Desenzano e Pozzolengo verso Peschiera. Inoltre la tanto attesa analisi costi-benefici, che per la Torino-Lione è stata consegnata in settimana al ministero, per la Brescia-Verona sarà invece pronta a fine mese. Prima di allora, il 23 gennaio, è fissata a Roma l’udienza di merito davanti al Tar del Lazio contro il progetto definitivo della Tav Brescia-Verona, che è stato impugnato da una cinquantina di soggetti fra i quali il Comune di Desenzano, per decisione del sindaco Guido Malinverno, preoccupato per l’impatto e per le incognite del progetto sul territorio desenzanese: qui sono previsti circa 115 espropri, interferenze non ancora chiarite sulle falde acquifere e sul reticolo idrico, problemi sulla viabilità interna, un consumo non indifferente di suolo anche sulle vigne del Lugana doc. Il Comune di Desenzano non sarà però da solo davanti al Tar del Lazio, anzi: rappresentati dall’avvocato Fausto Scappini, a impugnare il progetto definitivo ci saranno anche i Frati del Santuario della Madonna del Frassino di Peschiera, numerosi comitati del territorio, un gruppo di espropriandi di Sommacampagna, in totale una cinquantina di soggetti. Che ai giudici del Tar del Lazio presentano una sostanziale richiesta: cassare il progetto definitivo della Tav Brescia-Verona, approvato con delibera del Cipe dal governo Gentiloni il 10 luglio del 2017. L’UDIENZA del 23 gennaio sarà comunque, quasi certamente, una tappa interlocutoria, non l’ultima ma la penultima fase di questa battaglia legale. La parte ricorrente chiederà infatti un rinvio per aggiornare il ricorso con «motivi aggiunti». Non è un espediente per prendere tempo, ma il motivo è di sostanza. Il progetto definitivo, infatti, era stato approvato con un allegato di 309 prescrizioni. Lo stesso governo, in pratica, chiedeva ai progettisti di apportare al progetto definitivo 309 «modifiche», prima di presentarne la versione definitiva. Proprio questo è uno degli aspetti all’origine dell’impugnazione: ma è mai possibile - chiedono i ricorrenti - aver approvato un progetto che poi, dopo l’approvazione, dovrà essere modificato in 309 punti, alcuni dei quali piuttosto complessi? Come valutarne gli impatti, i costi, la conformità alle stesse prescrizioni? Oltre i tecnicismi giuridici, il nodo è un po’ qui. •

Valentino Rodolfi
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