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02.01.2018

Un giovane cigno morto tra i canneti di Rivoltella L’Ats farà l’«autopsia»

Il cigno reale, un esemplare giovane, trovato morto a Rivoltella
Il cigno reale, un esemplare giovane, trovato morto a Rivoltella

La morte di un giovane cigno reale, specie protetta, non può passare inosservata. Soprattutto se è concreta la probabilità, che le autorità sanitarie ora verificheranno (se ne occuperà l’Ats), che l’animale sia stato ucciso o che sia una «vittima collaterale» di attività umane, in un contesto che solleva più di un interrogativo sul rispetto dell’ecosistema e delle norme che lo tutelano. Il fatto si potrebbe raccontare in poche righe: la mattina del 31 dicembre, tra la Zattera e Villa Bober sul confine est di Rivoltella, il giovane esemplare di cigno è stato notato nel canneto da Paolo Zanollo, attivista del Comitato ambiente e territorio, a passeggio con il suo cane. «Sarebbe meglio dire - puntualizza Zanollo - che l’ho trovato in quel poco che resta del canneto sul confine della villa: come tutti i canneti dovrebbe essere protetto e tutelato, ma mostra chiari segni di degrado. Di canneto ne resta ben poco». Aspetto da sottolineare: i canneti sono habitat vitali per gli uccelli acquatici, ma la loro rarefazione si vede a occhio nudo. «Avvistato il cigno - racconta Zanollo - mi sono avvicinato, solo per constatare che ormai era già morto. Aveva ancora la livrea giovanile, con il piumaggio grigio: doveva essere dell’ultima covata». DOPO il ritrovamento, ecco altre due situazioni che fanno riflettere. La prima: a chi affidare la carcassa? «La Polizia provinciale non mi ha risposto - riferisce Zanollo -. Il reperibile dell’Azienda sanitaria mi ha detto di non disporre dell’auto di servizio per raggiungermi sul posto e mi ha consigliato di portare il cigno a casa mia e di metterlo nel frigo fino alla riapertura degli uffici. Finalmente ho trovato la collaborazione della Polizia locale, che si è incaricata di consegnare la carcassa alle autorità». Ma non era finita: «Mentre ero sul luogo, ho visto una barca di pescatori dilettanti infilarsi nel canneto del San Francesco, a ridosso di un’area protetta. Non posso accusare questi o altri pescatori per la morte del cigno: attendo notizie dall’Ats sulle cause - puntualizza l’attivista del Cat -. Ma il contesto, da quello dei comportamenti umani a quello della situazione ambientale, non è dei più entusiasmanti». V.R.

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