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06.02.2018

«Zanzanù» finisce a processo Per l’occupazione 25 accusati

L’occupazione il 25 marzo del 2016: ieri è iniziato il processo
L’occupazione il 25 marzo del 2016: ieri è iniziato il processo

Alesandro Gatta Zanzanù dalle occupazioni al tribunale: è andata in scena ieri mattina la prima udienza a carico degli attivisti di Collettivo Gardesano Autonomo, Magazzino 47, Diritti per Tutti e Kollettivo studenti in lotta che quasi due anni fa, il 25 marzo del 2016, occuparono il capannone di via Calamar a Rivoltella, nella zona artigianale della Pigna. Sono 25 gli attivisti chiamati ieri in tribunale, accusati a vario titolo di invasione di edifici e danneggiamento. Non solo: la curatrice fallimentare di allora (il capannone da 2000 mq era all’asta) dovrebbe costituirsi come parte civile e chiedere un risarcimento di quasi 50mila euro, le spese della vigilanza privata e delle pulizie. IL PROCESSO è stato rinviato al prossimo anno: il dibattimento (con sentenza) è fissato per il 14 gennaio del 2019. In autunno saranno invece chiamati i cinque minorenni presenti quel giorno, che affronteranno iter differenti. L’occupazione temporanea di via Calamar, lo ricordiamo, seguì di poche settimane lo sgombero della prima e più roboante iniziativa, quando gli attivisti occuparono l’ex ristorante abbandonato della Spiaggia d’Oro e vi rimasero per 42 giorni. Dalla spiaggia vennero sgomberati dalla forza pubblica, mentre in via Calamar furono loro stessi ad andarsene spontaneamente, ribadendo il carattere temporaneo e simbolico dell’occupazione. Fu temporanea e senza necessità di sgombero coatto anche l’occupazione dell’ex Fili Legnami di via Marconi, dove gli attivisti se ne andarono da soli il 3 gennaio 2017. Adesso è partito il processo per via Calamar, in autunno arriverà quello per l’ex Fili e prima o poi toccherà anche alla Spiaggia d’Oro. «La repressione non ci intimidisce - commentano su Facebook gli attivisti -. Ricordiamo che la nostra occupazione fu temporanea e riguardò uno stabile all’asta che era sfitto da anni. La nostra occupazione non costituì mai impedimento burocratico per il proseguimento dell’asta». Tutt’ora vuoti e abbandonati anche gli altri due locali occupati in quel periodo, alla spiaggia d’oro e all’ex Fili. •

Alesandro Gatta
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