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18.07.2018

Gargnano,
la «pecora nera»
delle ciclabili

Erbacce, ruggine e degrado sulla ciclopedonale dei Dossi, inaugurata nel 2013 e immediatamente chiusaLe sbarre che impediscono l’accesso per il rischio di caduta massiCiclopedonale: no bici, no pedoni
Erbacce, ruggine e degrado sulla ciclopedonale dei Dossi, inaugurata nel 2013 e immediatamente chiusaLe sbarre che impediscono l’accesso per il rischio di caduta massiCiclopedonale: no bici, no pedoni

Il rovescio della medaglia: mentre a Limone si sgomita per provare la nuova spettacolare pista ciclopedonale a sbalzo sul lago, inaugurata in un clamore di fotografi e ministri, qualche chilometro a sud si mordono le mani per quello che avrebbe potuto essere ma non è stato. Mette tristezza la pista ciclabile dei Dossi a Gargnano, 1.500 metri di itinerario a strapiombo sul lago, potenzialmente spettacolare non meno di quello dei «cugini» di Limone. Se solo fosse agibile. Inaugurato in pompa magna nel luglio del 2013, venne richiuso incredibilmente subito dopo la cerimonia, poche ore dopo l’inaugurazione ufficiale, con le stesse sbarre di ferro che dal lontano 1972 inibivano il transito.

LUGUBRE DESTINO per un percorso che sarebbe tra i più belli del lago, tormentato da sempre dalla caduta massi. Costruita in gran parte durante la Grande Guerra, fu chiusa nel 1930 per la costruzione della Gardesana e persino minata durante la fuga nazifascista del 1945. Bonificata nel 1958, fu inaugurata nuovamente il 3 aprile 1972. Doveva favorire l’ingresso delle auto dal nord del lago verso Gargnano, ma non divenne mai funzionante a causa dei rischi di caduta massi. La ciclabile doveva rilanciarla con un nuovo e lungimirante ruolo turistico: lavori iniziati nel dicembre 2011, un milione e 200 mila euro il costo complessivo. Il tratto di Gargnano, cofinanziato dalla Regione Lombardia e realizzato dall’assessorato ai Lavori pubblici della Provincia di Brescia in accordo col Comune, era ed è ufficialmente compreso nell’itinerario ciclabile Salò-Limone. I lavori interessarono opere a difesa e consolidamento dei versanti con reti e barriere paramassi. Anche la galleria già esistente, lunga 130 metri, venne ripristinata con la protezione delle armature di travi e pilastri.

«ALL’EPOCA, ancora prima di iniziare i lavori dell’itinerario protetto - ricorda il sindaco di Gargnano Giovanni Albini - avevamo fatto presente le nostre perplessità, ma ci era stato garantito che le opere di messa in sicurezza sarebbero state risolutive; alla resa dei conti non si sono rivelate tali. Fortunatamente, adesso con la realizzazione del nuovo tunnel sulla Gardesana, le prime tre vecchie gallerie bypassate fino al bivio con Tignale, verranno utilizzate a ciclabile». Nel frattempo sbarre e cartelli di divieto al transito, posizionati a sud nei pressi della centrale Enel e a nord, all’intersezione con la 45 bis, continuano a imperversare obbligando ciclisti ed escursionisti a fare come sempre: oltrepassare le sbarre e proseguire a proprio rischio e pericolo.

Luciano Scarpetta
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