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lunedì, 23 ottobre 2017

Assistenza e disabili, bacchettato il Comune

Le ore settimanali di assistenza dovranno essere almeno 15 (BATCH)

La sentenza non è nuova negli esiti e nei contenuti, ma considerando il quadro normativo, con il passaggio delle incombenze in materia della Provincia alla Regione, è destinata a fare scuola (e forse ad essere tra le prime di una lunga serie).

Il Tar di Brescia ha accolto il ricorso presentato da una famiglia di Lonato e ha ordinato al Comune di assicurare, «con decorrenza immediata e con assunzione dei relativi oneri», l’assistenza al figlio con disabilità grave certificata per almeno 15 ore alla settimana, nel rispetto delle indicazioni della scuola frequentata dal minore.

LA FAMIGLIA si era rivolta al tribunale dopo che si era vista ridurre l’assistenza ad personam a 5 ore alla settimana.

Secondo i giudici, oltre al monte minimo che varia tra le 5 e le 10 ore settimanali secondo quanto è stato disposto da una delibera regionale, va considerato «il riconoscimento di un monte ore aggiuntivo, da valutare con riguardo al livello di disabilità dello studente o alla particolare situazione di bisogno».

LA SENTENZA del Tar ravvede inoltre che da un primo sommario esame il provvedimento contestato «non contiene alcuna motivazione circa le ragioni di tale diminuzione, assegnando il monte ore minimo previsto dalla delibera regionale senza alcuna altra specificazione a giustificazione della riduzione disposta; considerato che il diritto del disabile all’istruzione si configura come un diritto fondamentale, che impone la fruizione delle misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicap la frequenza degli istituti d’istruzione; che la situazione del figlio dei ricorrenti rientra nell’ambito di tali fattispecie, necessitando, in ragione dello stato di grave disabilità riconosciuto, del servizio di assistenza per l’autonomia e la comunicazione per un monte ore adeguato».

IL SINDACO Roberto Tardani non l’ha presa bene e non nasconde il disappunto per la sentenza avversa al municipio. Non tanto per le ragioni etiche e di fondo, ovviamente, ma per una mera questione amministrativa:«Il Comune ha semplicemente applicato, come tanti altri, quanto disposto da Regione Lombardia. Il rilievo va quindi indirizzato semmai al Pirellone, che ha sostituito da poco la Provincia nell’assistenza educativa fissando nuovi paletti. Nel caso di Brescia riduttivi rispetto alla situazione precedente. Per le scuole professionali ha fissato il tetto di 5 ore. Se la Regione copre solo questo tetto, chi paga per le altre ritenute necessarie? Se sforiamo rischiamo di incorrere nel cosiddetto danno erariale. Insomma, lo Stato proclama giustamente il diritto allo studio, ma poi scarica sugli enti locali la ricerca dei fondi per concretizzarlo». Il dibattito è aperto, in attesa della sentenza definitiva attesa per l’11 ottobre.