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sabato, 16 dicembre 2017

Fra le mura della Rocca un «cubo» di vetro

L’attuale «tendone» nella rocca: sarà sostituito da strutture fisse (BATCH)

La Rocca di Lonato, magnifica fortezza visconteo-veneta che è l’orgoglio culturale della cittadina, avrà presto al suo interno un nuovo edificio, un vero e proprio centro congressi per convention, mostre, proiezioni e conferenze che andrà a sostituire l’attuale «tendone».

ALTO 3 METRI, con una superficie di 500 metri quadrati, per una capienza superiore a 400 persone, il volume sarà realizzato in vetro e acciaio: senza cemento, dunque, ma comunque un edificio «moderno» nelle secolari mura del Castello. Tanto che non mancano le critiche, anche se il progetto ha il via libera della Soprintendenza, che ha seguito l’iter sin dall’inizio. A fine mese il Consiglio comunale approverà la convenzione con la Fondazione Ugo da Como (proprietaria dell’intera area del castello), poi già in ottobre si aprirà il cantiere.

Soddisfatto il sindaco Roberto Tardani: «Un’opera che chiude definitivamente il “precariato“ dell’attuale tendone, per dare vita ad una nuova struttura che potrà essere usata tutto il tempo dell’anno ed ospitare eventi che potranno portare solo lustro alla nostra cittadina. Io non ho titolo per oppormi a questa costruzione e sono grato alla Soprintendenza che ha dato il proprio indirizzo in tutta la fase progettuale. Se qualcuno vuole sostituirsi ai Beni ambientali e diventare giudice, libero di farlo. Io sono felice della decisione presa».

A gridare allo scandalo e a un atto che «deturpa ciò che la storia ha lasciato in eredità ad un paese» è Daniela Carassai, consigliere comunale della lista Ritrovo Lonato. «Il tendone è deplorevole, ma almeno è removibile, non una struttura fissa - sottolinea Carassai -. Il nuovo edificio sarà invece costruito all’interno di uno spazio vuoto che, per sua natura libera, valorizza ancor di più il valore della linearità delle mura e delle merlature, aspetti della Rocca per i quali è considerata tra le maggiori fortificazioni lombarde».

NELLA DESTINAZIONE d’uso non si nomina la parola «ristorazione», ma Daniela Carassai evoca il rischio che in futuro possa esserci, per il «cubo di vetro», un utilizzo di quel tipo: «Temo che forse è il motivo principale della costruzione. Ma poi non esiste già una sala vicino al museo ornitologico che da anni viene usata per eventi culturali? Io sono indignata per la disponibilità incondizionata offerta dalla Soprintendenza e dall’Amministrazione a rilasciare le concessioni. Daremo battaglia nelle sedi appropriate».