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lunedì, 12 novembre 2018

«Fabbrica addio, adesso faccio il pescatore»

Simone Bocchio, 40 anni, sulla sua barca da pesca a Porto Dusano

Mollo tutto e vado in barca: Simone Bocchio di Manerba l’ha detto e l’ha fatto, dopo anni di lavoro in fabbrica come operaio ha deciso di tornare al mestiere antico del padre e del nonno, quello di pescatore professionista sul Garda. «IN FABBRICA non mi sentivo realizzato - racconta nella sua casa alle porte di Montinelle, dove vive con la compagna Erika e i figli Davide e Federico - così sono uscito una volta con mio papà, e mi sono subito innamorato del lago. Certo è una vita difficile: si lavora un sacco di ore, e sempre di notte, non si sa mai cosa si pesca, siamo in balia del maltempo, non ci sono sabati o domeniche. Però a me piace e non ho più un cartellino da timbrare». A bordo della sua barca da 6 metri e mezzo, che si chiama «El Pescadùr», ha la sua base al porto di Dusano: «Tutti i giorni metto le reti un paio d’ore prima del tramonto, torno a casa e mangio qualcosa, poi di nuovo in barca. Dipende dal pesce: per le sardine esco dalle 23 alle 2, per i coregoni parto alle 2 e torno all’alba». Poi a casa a pulire e sistemare il pesce, «e ringrazio Erika che mi dà sempre una mano: impossibile fare tutto da solo». Ma non è solo una storia privata: è una storia in controtendenza su un fenomeno sciale, quello dell’abbandono di antichi mestieri come questo: a 40 anni, non proprio un ragazzino, Simone è il pescatore professionista italiano più giovane del Garda. «È un mestiere difficile, ti scotti d’estate e ti geli d’inverno - spiega - non c’è un guadagno fisso e non sai mai come va a finire. Forse è per questo che non ci sono più giovani, a parte gli indiani». «Però sul lago si lavora bene: c’è il persico sotto la Rocca, che vendo a 5 o 6 euro al chilo, le sardine all’isola dei conigli da 4 euro, pesco anche il coregone, in media 30 chili alla volta. È così che mi guadagno da vivere». •