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21.02.2019

Manerba riscopre
la sua piccola
Atlantide

La mappatura del sito Unesco sta dando i primi risultati, ma per completarla ci vorrà tempoGavitelli e piccole boe per segnalare i reperti catalogati dai sub
La mappatura del sito Unesco sta dando i primi risultati, ma per completarla ci vorrà tempoGavitelli e piccole boe per segnalare i reperti catalogati dai sub

Un tuffo straordinario nelle profondità del tempo, tra migliaia di tronchi sommersi nel lago, che non sono semplici «pali» ma le tracce di una città di 400 anni fa: la Manerba preistorica e palafitticola. ARRIVANO i primi strabilianti risultati le ricerche e i prelievi subacquei nell’area delle millenarie palafitte del sito Unesco del «Gabbiano» di Manerba, a largo della spiaggia di San Sivino, dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’organismo dell’Onu per la scienza e la cultura. Come al Lavagnone di Desenzano e al Lucone di Polpenazze, altri siti Unesco dell’area gardesana, è la testimonianza tangibile di una civiltà vissuta sul Garda più di 4000 anni fa. Con una particolarità: questo sito è sott’acqua e non se ne sapeva quasi nulla di preciso, una mappatura completa non c’è mai stata e per questo sono al lavoro archeologi e subacquei. Lo scorso weekend gli archeologi di Archeo Solutions e i volontari del Tritone Sub di Desenzano si sono immersi per tre giorni consecutivi, inaugurando così il lungo lavoro che porterà alla mappatura georeferenziata dell’intero sito, un’area da oltre 10mila metri quadrati dove sono presenti migliaia di pali, e forse di epoche diverse. I PALI sono presumibilmente tutti in quercia, legno resistente, ancora durissimo dopo 4 mila anni. È quello che rimane delle case e delle passerelle degli abitanti di allora. Saranno numerati uno ad uno e non solo: dei primi pali numerati dovranno essere recuperati almeno 15 campioni, letteralmente tagliati sott’acqua e poi inviati al centro di analisi Dendrodata, per le verifiche sulla loro età. «Purtroppo domenica non siamo riusciti a concludere i lavori di campionatura, con il taglio e l’invio delle rodelle al laboratorio di analisi - spiega Brunella Portulano, il direttore del Museo archeologico della Valtenesi che coordina le ricerche - perché i pali si sono rivelati durissimi, e il lavoro sott’acqua richiederà molto più tempo del previsto». •

Alessandro Gatta
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