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07.02.2018

Porto di Moniga, finalmente c’è il lieto fine

Il porto di Moniga: alle spalle del litorale il grande hangar che ospiterà il centro servizi comunale
Il porto di Moniga: alle spalle del litorale il grande hangar che ospiterà il centro servizi comunale

Alessandro Gatta Potrebbe essere davvero la volta buona, l’occasione per mettere definitivamente la parola fine a una vicenda che si trascina da più di un decennio, e da quattro mandati amministrativi (compreso quello in corso): con l’ultimo permesso di costruire concesso dal Comune ai privati, la nuova compagine societaria che si occuperà del completamento dell’opera dovrebbe portare a termine la realizzazione del tanto atteso centro servizi entro il prossimo anno. GLI SPAZI (200 metri quadrati circa) che saranno gestiti direttamente dal municipio troveranno posto nell’hangar costruito di fronte al porto, la struttura che all’epoca divenne tristemente nota come «l’ecomostro», costruita senza le dovute autorizzazioni e bocciata tre volte dalla Soprintendenza, con tanto di ricorso al Tar (la sentenza fu del 2009) e sanatoria. Il tema è stato occasione di lungo dibattito (più di due ore per un solo punto all’ordine del giorno) in consiglio comunale, su sollecitazione della minoranza. «La vicenda può essere suddivisa in più fasi - ha spiegato l’avvocato Fiorenzo Bertuzzi, legale del Comune dal 2006 - a cominciare dallo shock della nuova amministrazione - la prima dell’attuale sindaco Lorella Lavo - che si trovò di fronte a un’opera priva di titoli autorizzativi. La scelta fu quella di procedere con una sorta di armistizio, di resistere e salvare la convenzione, portare a casa le mitigazioni - compreso il centro servizi di cui si parla dal 2011 - e risolvere tutte le questioni. A oggi finalmente ci sono tutte le condizioni affinché il concessionario del porto onori quanto dovuto: il centro servizi è l’ultima vera debenza, e se non lo dovessero fare allora stavolta potremmo cambiare registro». Nel mezzo è successo di tutto: la contestazione della società Moniga Porto (che gestisce 280 posti barca nel porto privato realizzato a fianco del porto vecchio, dove i posti barca sono una sessantina) sul pagamento dei canoni demaniali, conclusasi nel 2015 con una sentenza della Commissione Tributaria che ha portato a un accordo, tra privati e Autorità di Bacino, per il pagamento degli arretrati (mezzo milione di euro). In tanti ricordano anche le segnalazioni (fatte da pescatori, residenti e turisti) sulla ventola spenta per il riciclo delle acque del porto, o il cancello chiuso per la passeggiata vicino al molo. Ci fu anche la vicenda del villaggio turistico costruito in parallelo: si chiamava Oliveto, poi Verde Garda e infine Les Hotelleries, dal 2013 non è più a destinazione turistico-alberghiera ma residenziale, a seguito del pagamento di una sanzione (versata dai proprietari al Comune) di 1,7 milioni di euro (quasi tutta sanata). Per il sindaco Lavo, eletta per la prima volta nel 2006, un cruccio che l’ha accompagnata nel corso di tutta la sua vita politica (questo è il suo terzo e ultimo mandato): «Il giorno che venne approvata la convenzione ero in minoranza, e ho lasciato il consiglio - ha spiegato lunedì sera - dicendo che me ne sarei andata perché mai avrei voluto quel porto. La convenzione è stata scritta per il bene di chi investiva, non per il bene dei cittadini. E questo è il risultato: un territorio svenduto, e il porto ceduto ai privati». Tutto tornerà pubblico, ma tra un po’ di anni: nel 2033 l’area portuale passerà al Demanio, tra mezzo secolo l’hangar diventerà di proprietà comunale. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Gatta
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