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26.09.2018

Al MuSa ritornano le mummie

Il MuSa di Salò
Il MuSa di Salò

Verranno esposte di nuovo all’interno del Museo di Salò (MuSa) le 19 mummie che, da tempo, sono nascoste, e tenute sotto chiave. Si tratta di 19 reperti riconducibili a 13 persone: busti e teste di briganti e carbonari del periodo 1820-30, considerati soggetti pericolosi e temuti, da tenere ai margini. Qualcuno di loro venne fucilato. Il medico Giovan Battista Rini, nato nel 1795, laureatosi a Pavia, rimasto qualche anno all’ospedale di Milano, e scomparso nel 1856, li ha imbalsamati con una tecnica particolare, mai divulgata, conosciuta come la pietrificazione». Ancora oggi sono in perfetto stato di conservazione. «Guardandoli, molti visitatori sono rimasti turbati - spiega il direttore del MuSa Giordano Bruno Guerri, lo stesso del Vittoriale -. Ora abbiamo deciso di riproporli in una sala chiusa». Modificheremo gli attuali allestimenti - riprende Guerri, parlando nel consiglio comunale di Salò -. Al primo piano dell’edificio continueremo a ospitare le mostre. In tre anni ne abbiamo tenute tre: le prime due curate da Vittorio Sgarbi (da Giotto a De Chirico, poi quella sulla follia); l’ultima, in corso, è italianissima, con quadri di grandi pittori. Il secondo piano è dedicato all’archeologia, il terzo alla storia della città, il quarto al Ventennio». Dei 600 giorni della Repubblica sociale di Benito Mussolini viene già descritta la vita quotidiana, attraverso la proiezione di filmati, la riproduzione di luci, suoni, rumori. Ma verrà ampliata. «Il MuSa - assicura Guerri - è diventato il secondo centro culturale del Garda, dopo il Vittoriale. In quasi tre anni abbiamo staccato 100 mila biglietti, e incassato 800 mila euro. Se è vero che un euro investito nella cultura ne frutta 5, possiamo dire che, tra bar, ristoranti, negozi, parcheggi, multe, ecc., Salò ha incassato quattro milioni. L’amministrazione comunale ci dà un contributo annuale di 200 mila euro». Stefano Zane, consigliere di area Pd, ha criticato la strategia attuata («Sarebbe stato il caso di non puntare solo sulle grandi mostre, ma di spendere nella struttura»), e sostenuto che pure il 2018 è destinato a chiudere in deficit, dopo i -12 mila del 2016 e i -22 mila del ’17. •

S.Z.
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