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04.01.2018

Cambiare sesso senza bisturi A Salò una storica sentenza

Michelle Delmiglio, di  Salò: il Tribunale le riconosce sesso femminileIl Tribunale di Brescia: la sentenza è stata emessa il 21 dicembre
Michelle Delmiglio, di Salò: il Tribunale le riconosce sesso femminileIl Tribunale di Brescia: la sentenza è stata emessa il 21 dicembre

Per l'anagrafe era maschio fino a pochi giorni fa. Ma adesso cambia tutto, adesso giustizia è fatta: «Il tribunale di Brescia, definitivamente pronunciando, attribuisce a Michel Delmiglio il sesso femminile e dispone la rettificazione dell'atto di nascita». POCHE PAROLE, ma chiarissime: la sentenza del 21 dicembre stabilisce che la giovane di Salò, 32 anni, in lotta sin dall’adolescenza per vedere riconosciuta la propria identità di genere, ha vinto la sua battaglia. È uno dei primi casi in Italia, forse il primo in assoluto nel Bresciano (o almeno il primo di cui si sappia), in cui il cambio di sesso viene riconosciuto dalla legge senza necessità di intervento chirurgico. Per essere donna, questo dicono i giudici, non serve possedere dalla nascita, o acquisire chirurgicamente, questa o quella caratteristica anatomica. Non si è donne nella «carne», questo afferma la giurisprudenza italiana ormai accettata e consolidata, ma lo si è nella mente, nella propria psicologia, nelle profondità dell’anima, nella consapevolezza che una persona ha di sé stessa. La sentenza del Tribunale di Brescia, sezione civile, che ha accolto le richieste e coronato il sogno della 32enne di Salò, è infatti la conseguenza di un fondamentale pronunciamento della Corte di Cassazione, che nell’aprile del 2015, accogliendo le richieste di una donna di Piacenza (sì, una donna) aveva fissato proprio questo principio: non serve il bisturi. In quel pronunciamento la Suprema Corte, nel 2015, aveva spiegato che le «modificazioni dell’approccio scientifico, etico e culturale al fenomeno del transessualismo fanno sì che le persone, diversamente che in passato, possano scegliere il percorso medico-psicologico più coerente con il personale processo di mutamento dell’identità di genere. Un percorso che è individuale e non standardizzabile». Troppo facile così? Al contrario, avevano scritto i giudici della Cassazione: «Non è indice di facilità e superficialità un accertamento rigoroso del completamento di tale percorso, che attesti l’irreversibilità personale della scelta di cambiare sesso». NON È FACILE, nemmeno, il percorso di vita di una persona che si trovi bloccata nel mezzo di questa battaglia. Non è stato facile per la 32enne di Salò, che proprio a Bresciaoggi aveva raccontato tempo addietro le difficoltà nel trovare lavoro, anche a causa di troppi pregiudizi, sui quali pesava il contrasto tra la sua visibile identità di donna e quel «sesso maschile» scritto sui documenti. Problema superato, stabilisce il Tribunale di Brescia, che dispone «la rettificazione dell’atto di nascita e di ogni altro atto anagrafico, di modo che ove è scritto “sesso maschile“ si legga e si intenda sesso femminile». • R.PR.

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