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03.03.2018

Profughi, il sistema funziona

Una panoramica di Salò
Una panoramica di Salò

Salò riflette sull’accoglienza ai profughi e le iniziative per favore il loro inserimento nella comunità. L’argomento è stato al centro di un dibattito nella Sala dei Provveditori. Sei gli extracomunitari arrivati da Togo, Costa d’Avorio, Senegal e Ghana. Tre sono impegnati con gli operai del municipio a tagliare piante e arbusti, effettuare piccole asfaltature e spostare i libri dell’archivio. Svolgono insomma lavori socialmente utili. Un altro, l’unico cattolico del gruppetto, tiene pulita una chiesa. Gli ultimi due si danno da fare all’oratorio. Salò non ha aderito al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), che inizialmente prevedeva l’arrivo di 29 stranieri, ha preferito percorrere la strada della micro-accoglienza, affidandosi a una cooperativa locale, Mondo Accogliente, la cui responsabile, Nury Luz Grueso, è una colombiana che vive sul Garda da una ventina di anni, avendo sposato un imprenditore. I sei giovani (ma in futuro dovrebbero giungerne altri 11) vivono in un edificio su due piani nella frazione di Villa, davanti alla chiesa parrocchiale. Per ciascuno di loro la cooperativa riceve dallo Stato 35 euro mensili, frequentano corsi di alfabetizzazione, imparano l’italiano, l’educazione civica, alcune norme di legge. «Sono impegnati sette giorni su sette - spiega Grueso - hanno sottoscritto un codice di comportamento che, tra l’altro, impone loro l’obbligo di firmare sia al mattino che alla sera, e di rientrare al massimo entro le 22». «Il nostro ufficio tecnico - aggiunge il sindaco Gianpiero Cipani - effettua controlli costanti e meticolosi, verificando che nell’immobile non vadano a dormire altre persone». Da parte del Comune è stata data la disponibilità a ospitare nel Palazzo della Croce rossa italiana, in viale Landi, minori non accompagnati. E il presidente della Caritas, Sergio Scioli, ha auspicato che in futuro Salò possa fare uno sforzo maggiore. Il sindaco ha inoltre ricordato la sua ordinanza contro l’accattonaggio. «C’è un’organizzazione che li dissemina sul territorio: nelle piazze, davanti ai supermercati o alla chiese - ha denunciato - noi chiediamo ai cittadini di non fare l’elemosina». •

S.Z.
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