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05.01.2019

«Serve un altro mese di caccia» L’alto Garda invoca la proroga

Cinghiali: l’alto Garda chiede di riaprire il piano di abbattimenti
Cinghiali: l’alto Garda chiede di riaprire il piano di abbattimenti

«Speriamo sia la volta buona per modificare qualcosa a livello di regolamenti», commentavano ieri mattina un paio di cacciatori a Gargnano sfogliando i quotidiani. L’incidente mortale avvenuto l’altra notte sull’autostrada A1, nel cuore della pianura padana, causato dell’attraversamento di cinghiali, ha portato drammaticamente d’attualità a livello nazionale le problematiche di gestione della fauna, che proprio qui nei territori del Parco alto Garda, da un paio di decenni, sembrano irrisolvibili. IN ALTO GARDA la stagione venatoria col metodo della braccata, da inizio ottobre al 31 dicembre, ha consentito l’abbattimento di 203 esemplari contro i 326 cacciabili, solo il 63% del totale consentito. «Purtroppo ormai anche questa specie ha imparato a rifugiarsi sempre con maggior frequenza nelle aree protette della zona alta del parco - spiegano i cacciatori, che entrano nello specifico delle dinamiche venatorie -: stiamo parlando di animali che partono ad esempio in branchi dalle zone sopra la diga artificiale di Valvestino, dirigendosi verso il basso alla ricerca di cibo, come nella zona del campo da golf tra Bogliaco e Toscolano, tornando poi a rifugiarsi nei territori abbandonati e boscati delle quote più alte». Per questo motivo visti i risultati dei contenimenti al di sotto delle attese, il presidente della Comunità montana Davide Pace ha espressamente richiesto la proroga di un altro mese della stagione venatoria. Un mese in più, per tentare di abbattere più animali, avvicinandosi almeno ai livelli previsti dal piano di abbattimento rimasto «incompiuto» per forza di cose. «Attendiamo quanto prima una risposta - precisa Davide Pace - nel frattempo in collaborazione con il Comprensorio C8 stiamo predisponendo un piano di controllo numerico della specie da sottoporre poi a valutazione regionale». Proprio la presenza dei cacciatori, definiti «operatori formati» nelle operazioni di contenimento dei cinghiali, è ritenuta inattuabile dalle recenti disposizioni della Corte costituzionale e della Magistratura, che hanno stabilito il divieto di collaborazione con la Polizia Provinciale per il contenimento della fauna. «NELL’ULTIMO ANNO di uscite con la Polizia Provinciale, il 2017 - affermano i cacciatori - avevamo eliminato in solo due mesi dalle zone basse del parco (dalle parti del Vittoriale, la frazione di Bezzuglio a Toscolano e tutta l’area collinare fino a Gargnano), 90 cinghiali. Adesso invece l’Ispra non vuole che il cinghiale si cacci in braccata con i cani, nonostante sia il metodo più efficace per stanare questo animale». •

Luciano Scarpetta
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