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08.01.2019

Sul depuratore del Garda ritardi e «veti incrociati»

Il Garda aspetta i nuovi collettori
Il Garda aspetta i nuovi collettori

Il nuovo anno sarà decisivo anche per le sorti del mega progetto di depurazione del Garda, l’opera da 220 milioni di euro destinata, per ora sulla carta ma con urgenza crescente, a sostituire l’impianto ormai datato, risalente agli 80, eliminando le condotte sublacuali. LO STALLO è tutto sulla sponda bresciana: non si è ancora ufficialmente deciso dove realizzare i due depuratori previsti per la sponda lombarda del lago, mettendo in serio pericolo il finanziamento di 100 milioni di euro concesso dal governo, destinato per il 60% alla riva bresciana e per il 40% a quella veronese (dove invece il potenziamento del depuratore di Peschiera è pronto a partire). Pare ormai certo che la scelta definitiva sia ricaduta sull’ampliamento del sito di Montichiari per i reflui del basso lago (tranne Desenzano e Sirmione che continueranno a confluire a Peschiera) e di Gavardo per i reflui da San Felice a Tignale, facendo confluire le acque depurate nel Chiese. A questa ipotesi però si oppongono con fermezza i Comuni dell’area del fiume, e del resto nessuna decisione è ancora stata resa definitiva. «Aspettiamo la decisione ufficiale dell’Ato bresciano - commenta Giovanni Peretti, presidente dell’Ats, che raggruppa i 35 Comuni dell’area gardesana -: al netto delle rimostranze dei sindaci del Chiese, crediamo in ogni caso sia la scelta migliore con i sistemi che ci sono adesso. Nessuno è contro nessuno, non ci sono buoni e cattivi: il lago di Garda con il suo 40% dell’intero patrimonio italiano di acqua dolce è una priorità nazionale, un patrimonio di tutti che va salvaguardato». LE ELEZIONI di primavera non aiutano ad ammorbidire le opposte posizioni: «Non vorremmo però - dice Peretti - che questa situazione spingesse il ministero a dirottare altrove quei 100 milioni già assegnati».

L.SCA.
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