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07.10.2017

Tav, il fronte del no serra le file:
«La partita non è ancora finita»

La marcia contro la Tav oggi con partenza da Ponte San Marco
La marcia contro la Tav oggi con partenza da Ponte San Marco

Sconfitti su tutta la linea: non ci sono altre parole per definire gli esiti delle quattro sentenze sui ricorsi presentati da privati e da associazioni, dall’azienda agricola Serraglio, dal Consorzio Lugana e da cinque Comuni: Peschiera, Castelnuovo, Sommacampagna, Sona, Ponti sul Mincio e Desenzano). Ricorsi che se fossero stati accolti avrebbero potuto ancora fermare l’alta velocità sul lago di Garda, per la tratta Brescia-Verona per cui è già stato approvato il progetto definitivo: manca solo l’esecutivo, l’ultimo atto prima del via libera alla procedura per gli espropri (sono 600 su tutta la tratta, 115 a Desenzano) e dunque ai cantieri.

Presto per dire cosa succederà: il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibili o addirittura irricevibili i quattro ricorsi, punendo in particolare quello del Consorzio Lugana perché presentato fuori tempo massimo, e quello dei Comuni per cui sono state rigettate le varie contestazioni. Il sindaco di Desenzano è atteso oggi pomeriggio alla marcia No Tav di Calcinato, e intanto non chiude la porta a un eventuale contro-ricorso al Consiglio di Stato: «Valuteremo tutte le possibilità - spiega Guido Malinverno - e decideremo il da farsi. Lunedì sentirò l’avvocato, martedì la giunta, mercoledì il gruppo di maggioranza: poi vedremo. Certo è che un risultato simile ce lo aspettavamo, e proprio il nostro avvocato ci aveva messo in guardia».

LA SENTENZA infatti è simile a quella già emessa nei confronti del maxi-ricorso presentato dai No Tav e da una cinquantina di soggetti tra privati e associazioni, ma che comunque ci riproveranno al Consiglio di Stato (la sentenza entro qualche mese). «In fondo se l’aspettavano tutti – dice Marina Beatini del Coordinamento No Tav - e oggi è ancora più evidente che se ci fossimo uniti, tutti insieme, magari l’impatto sarebbe stato diverso. Questo è il nostro rammarico, non aver concordato un’azione comune. Per questo invitiamo i Comuni e il Consorzio a unirsi a noi per costituire un fronte unico al Consiglio di Stato».

La sentenza. Il Tar ha giudicato inammissibili le censure presentate sulla disciplina in materia di appalti in quanto i ricorrenti non potevano essere considerati «soggetti neppure astrattamente interessati a partecipare alla potenziale gara per l’aggiudicazione dell’opera». Rigettate invece le critiche di ordine ambientale: per il Tar i vari aspetti sarebbero invece stati oggetto di «studi e approfondimenti».

Alessandro Gatta
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