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13.03.2018

Tav, un «via libera»
con 309
zone d’ombra

Alta velocità: nel progetto della Brescia-Verona 309 prescrizioni per modificare la versione precedenteIl canile San Rocco a CalcinatoLa Feralpi Siderurgica a LonatoVilla Mazzucchelli a MazzanoIl sito archeologico al Lavagnone
Alta velocità: nel progetto della Brescia-Verona 309 prescrizioni per modificare la versione precedenteIl canile San Rocco a CalcinatoLa Feralpi Siderurgica a LonatoVilla Mazzucchelli a MazzanoIl sito archeologico al Lavagnone

Via libera, sì, ma occhio alle falde acquifere. Via libera sì, ma occhio a garantire la viabilità stradale. Via libera, sì, ma quell’elettrodotto non va bene, quella cascina non va demolita, quel sottopasso è troppo stretto, quel cavalcavia è fuori posto, quello stagno non si deve prosciugare, quell’area di cantiere va spostata, eccetera eccetera. UNA SFILZA di «eccetera» fino a sommarne 309, perchè tante sono, trecentonove, le prescrizioni allegate al progetto definitivo della Tav Brescia-Verona nella delibera 42 del Cipe, registrata il 1° marzo dalla Corte dei Conti come ultimo atto di un iter durato 25 anni e arrivato, sul filo di lana, al timbro finale: manca solo la formalità della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale (ogni giorno è buono) e poi la firma del contratto con il consorzio CepavDue, che dovrà materialmente costruire la nuova ferrovia ad alta velocità tra Brescia e Verona, a partire dalla galleria a doppia canna lunga 7,3 chilometri fra Lonato e Desenzano. Quelle 309 prescrizioni, in gran parte frutto delle osservazioni opposte dai Comuni attraversati e dallo stesso ministero per l’Ambiente, dimostrano una cosa: che la versione del progetto esecutivo fornita nel 2014 faceva letteralmente acqua. Tanto che quasi metà delle prescrizioni riguarda correzioni e approfondimenti dell’impatto dei cantieri e delle opere su corpi idrici, fiumi e zone umide. Allegate come obbligatorie, questa prescrizioni cambieranno non il tracciato, ma moltissimi aspetti del progetto del 2014. Quello che non si sa (bisogna attendere la versione definitiva/esecutiva, ancora misteriosa) è come questa prescrizioni siano state recepite, con quali soluzioni progettuali di preciso. Ma aveva ragione, giusto per fare un esempio fra 309, aveva ragione il Comune di Pozzolengo quando diceva che la cinquecentesca Cascina Roveglia non si deve demolire, facendoci sopra un cavalcavia a campate fitte e persino un’area di stoccaggio. Infatti, fra quelle 309 prescrizioni che correggono la versione precedente del progetto, si legge: «Traslare il tracciato ferroviario del minimo necessario per evitare la demolizione del fabbricato di Cascina Roveglia; prevedere una diversa soluzione del cavalcavia presso Cascina Roveglia riducendo il numero di campate; rivedere l’ubicazione della aree di stoccaggio». Oppure: aveva ragione il Comune di Desenzano quando faceva notare l’assurdità di un’area di stoccaggio logistico addosso all’area del Lavagnone, sito archeologico dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, col rischio addirittura di prosciugare lo stagno: «Rilocalizzare i cantieri allontanandoli significativamente dal sito archeologico. Valutare - si legge fra le prescrizioni - anche l’eventuale effetto indotto dalla realizzazione della galleria di Lonato in termini di abbassamento della falda» E ancora: aveva ragione il Comune di Mazzano quando controdeduceva la viabilità di cantiere prevista nella fascia di rispetto della magnifica Villa Mazzucchelli. Infatti viene prescritto: «Eliminare la viabilità di cantiere ricadente all’interno del vincolo paesaggistico della Villa Mazzucchelli - si legge - rivedendo l’organizzazione della cantierizzazione». E di nuovo: avevano ragione a Lonato a preoccuparsi quando, secondo la versione precedente del progetto, era prevista una pesante interferenza dei cantieri sullo stabilimento della Feralpi Siderurgica, la più importante azienda del territorio in termini occupazionali. Infatti è stato recepito: «Garantire durante tutta la fase di costruzione l'operatività della ditta Feralpi, prevedendo la cantierizzazione in modo da limitare le interferenze con il piazzale. Prevedere - si legge ancora - modifiche progettuali al fine di evitare delocalizzazioni degli attuali impianti presenti nell'area Feralpi». Avevano ragione a Calcinato, uno dei Comuni più duramente impattati dal progetto, a far notare, per dirne una fra tante criticità, che il cantiere guarda caso sarebbe passato proprio sopra il canile San Rocco e i 200 cani ospitati. Infatti alla delibera di approvazione del progetto definitivo è allegata apposita prescrizione per trovare una nuova area da destinare al canile: «Rilocare il canile esistente nel Comune di Calcinato, in prossimità dell’interconnessione di Brescia est, all’interno dell’area interclusa tra linea Av, autostrada A4 e area di servizio». Sono solo cinque esempi, i più vistosi, su trecento. C’è molto altro, ma una domanda è d’obbligo: non si sapeva sin dall’inizio della progettazione? Bisognava arrivare alle prescrizioni del progetto definitivo per prendere atto che sotto il tracciato previsto c’erano un palazzo del Cinquecento, una villa del Settecento, un sito Unesco, una fabbrica con centinaia di operai, un canile con 200 cani? Per tacere del fatto che lungo il tracciato vivono migliaia di persone con le loro case, le loro aziende, le loro vite? Ma ora che è fatta, che il progetto è approvato, non resta che vederlo nella sua versione definitiva. Per scoprire come e con quali precise soluzioni progettuali siano state risolte tutte le interferenze stradali e idrogeologiche, gli impatti sulla viabilità e sulle attività economiche del territorio. Un’attesa che sarà soddisfatta a giorni. •

Valentino Rodolfi
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