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domenica, 22 ottobre 2017

«Cinghiali, solo menzogne
Il solo obiettivo è il lucro»

«A Toscolano si è alzato un altro velo sull’illegalità patologica del mondo venatorio bresciano». Lo afferma la Lega per l’abolizione della caccia, quella Lac che aveva firmato l’esposto causa di un blitz dei carabinieri forestali che ha portato a due denunce, parlando di una sagra del cinghiale che «non solo ha fatto emergere la violazione di due principi della legge quadro sulla caccia, l’appartenenza della fauna selvatica al patrimonio indisponibile dello Stato e non a improvvisati macellai e il divieto di trattare animali selvatici abbattuti come fonte di lucro, ma ha aperto anche ipotesi inquietanti sulla conoscenza delle normative da parte degli enti locali che autorizzano eventi di questo genere».

Proseguendo nell’analisi di quanto avvenuto nella manifestazione gastronomica finita nella bufera, la Lac ricorda che gli organizzatori hanno servito carni di selvatici che «non potevano essere commercializzate a priori, ma con una possibile aggravante: una parte dei capi era infatti proveniente da piani di contenimento della specie, e in questo caso la legge vuole che le spoglie non finiscano sui tavoli di una sagra ma vengano vendute a prezzo di mercato, e che il ricavato venga utilizzato dal Comprensorio alpino di caccia per pagare operazioni di ripristino ambientale a risarcimento dei danni causati dai cinghiali all’agricoltura».

«È stata questa la procedura seguita a Toscolano? - si chiedono all’associazione -. Il ristorante della sagra aveva una contabilità separata? Oppure oltre alla violazione delle norme venatorie ce n’è stata anche una di quelle fiscali? Vorremmo che fosse resa pubblica questa contabilità costruita sulla pelle degli animali; vorremmo sapere che fine fanno questi fondi. La Lac crede che il caso Toscolano abbia smascherato la vera natura dell’approccio alle specie cosiddette invasive: non c’è alcuna volontà di controllare i cinghiali, ma solo quella di usare il territorio come una dispensa dalla quale attingere per rifornire un mercato alimentare tendenzialmente in nero».