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17.12.2017

«Crack» Formazione, tre le condanne

Il palazzo sede del consorzio «Garda Formazione», in bancarotta
Il palazzo sede del consorzio «Garda Formazione», in bancarotta

Luciano Scarpetta Per il «crack» del consorzio Garda Formazione di Toscolano ci sono tre condanne a 2 mesi e 20 giorni di reclusione in primo grado con pena sospesa e non menzione (gli imputati avevano scelto il rito abbreviato) per l’ex sindaco di Toscolano Maderno Roberto Righettini, il consigliere Silvio Ognibeni e l’ex assessore Fabio Belloni. In merito agli altri ex amministratori ed ex componenti del Cda del disciolto consorzio «Garda formazione», il giudice ha assolto padre Giacomo Marietti e Marco Furlani. Altri cinque imputati, l’ex direttrice di Garda Formazione Cadeddu Cristina, la liquidatrice Lorella Angelini, Adriano Zocchi, Claudio Dusi e Ornella Righettini, procederanno separatamente. È STATO QUESTO L’ESITO in primo grado della vicenda giudiziaria con al centro il fallimento di Garda Formazione, consorzio di cui era socio il Comune di Toscolano Maderno. Il giudice dell’udienza preliminare Carlo Bianchetti ha diminuito ampiamente le accuse del pubblico ministero (di condanna di tutti gli imputati a due anni), non riconoscendo l’accusa di bancarotta patrimoniale, la dissipazione del patrimonio sociale a impieghi estranei all’attività dell’ ente e la distruzione della contabilità. Provata solo la bancarotta semplice, «in una gestione - dice la sentenza - connotata da perdite sempre maggiori ogni annualità, sempre portate a nuovo tanto da accumulare perdite di 479mila euro, nonostante ingenti versamenti del comune di Toscolano Maderno». Creato nel 2001 dall’allora sindaco di Toscolano Maderno Paolo Elena, il Consorzio Garda Formazione (con unici soci il Comune e la Comunità montana) si trasformò qualche anno dopo in ente multiservizi durante l’amministrazione Righettini (dal 2008 al 2013) e venne sciolto in seguito dalla giunta del sindaco Delia Castellini: troppi ormai i debiti accumulati dal centro, ospitato sul lungolago di Maderno, che con una dozzina di dipendenti e quattro collaboratori esterni organizzava i corsi di formazione, i centri ricreativi e l’assistenza ai disabili. IN DIECI ANNI il Comune ripianò perdite per 737 mila euro, ma altrettanti restavano da ripianare, compresi stipendi e Tfr arretrati. All’epoca nelle intenzioni si intendeva mantenere l’occupazione in un periodo di crisi generalizzata, ma il dissesto creato non consentiva di recuperare le perdite degli anni precedenti, trattandosi di un ente equiparabile a una società per azioni. Il finale obbligato fu la messa in liquidazione. •

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