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domenica, 17 dicembre 2017

Festa del cinghiale «indigesta»
Due denunce per i promotori

Cinghiali: la carne dei capi abbattuti al centro del caso di Toscolano (BATCH)

Potremmo dire che hanno annunciato un reato (anzi due) a mezzo stampa facendolo però, a loro dire, in buona fede. Anche se la legge quadro nazionale sulla caccia che vieta il commercio della selvaggina risale al 1992, e dato che i cinghialai dell’alto Garda hanno la licenza...

PROMOSSA appunto anche attraverso la stampa locale, la «Festa del cinghiale» in cartellone da venerdì a Sanico di Toscolano Maderno è stata interrotta, ma non sospesa, da un blitz dei carabinieri forestali della stazione di Vobarno: intervenuti sulla base di un circostanziato esposto presentato dalla Lega per l’abolizione della caccia, e accompagnati da un veterinario dell’Ats nominato appositamente, i militari hanno effettivamente verificato la violazione di alcune normative non solo venatorie, lasciando a tarda notte l’area della sagra dopo aver compilato due denunce a carico degli organizzatori.

In sintesi, la sagra avrebbe potuto svolgersi se fosse stata una iniziativa privata, tra amici, senza alcuno scopo di lucro, con la consumazione «interna» della carne degli animali abbattuti. Così non era, e la prima denuncia i cinghialai l’hanno rimediata per la violazione del primo comma (lettera L) dell’articolo 30 della legge 157 del ’92, che vieta proprio la somministrazione a scopo commerciale di carni di animali selvatici, anche se appartenenti a specie cacciabili. La seconda, dopo il controllo del veterinario che ha comunque stabilito la non tossicità della carni, ha contestato la macellazione avvenuta al di fuori degli impianti riconosciuti ufficialmente.

L’intervento dei carabinieri forestali è avvenuto mentre le cucine erano nel pieno dell’attività, e mentre si stava svolgendo una gara di tiro a segno con carabina ad aria compressa, lasciando di sasso i cinghialai del Garda della squadra Z6-S1 protagonisti delle campagne di «contenimento» di questa specie nei territori del Parco dell’Alto Garda che per legge spetterebbero alla sola polizia provinciale.

«Una ingenuità la nostra - ammette il caposquadra Vito Pasini -, compiuta nella più assoluta buona fede considerato che eravamo stati proprio noi organizzatori a rendere noto nei giorni precedenti la provenienza delle carni di cinghiale».

La buona fede sottolineata dagli organizzatori, sommata alla volontà di non creare prevedibili problemi di ordine pubblico, ha spinto gli agenti a evitare il sequestro del materiale destinato alle cucine; ma non ha appunto risparmiato la doppia denuncia.

La festa è così proseguita poi fino a tarda sera approfittando dei piatti preparati e della musica dal vivo, ma in un clima diverso.