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10.07.2018

Tra i residenti sfiduciati «Le parole non bastano: non doveva succedere»

Le autobotti: da dodici giorni riforniscono gli abitanti di San Felice
Le autobotti: da dodici giorni riforniscono gli abitanti di San Felice

Sono già passati dodici giorni, e fino a domani di sicuro l’ordinanza rimarrà in vigore: sotto il caldo sole di luglio continua il viavai costante dai punti di approvvigionamento di emergenza, nel capoluogo e nelle frazioni, continua il viavai di autobotti che portano l’acqua alle attività commerciali. Non senza fastidi, o disagi. Le lamentele ovviamente non mancano. C’è chi parla di «pellegrinaggio quotidiano» per andare a prendere l’acqua, chi invece di «disinformazione totale», le fontanelle d’acqua senza un cartello che ne specifichi la temporanea non potabilità. UN GRUPPO DI TURISTI in bicicletta, raccontano in paese, si stava riempiendo le borracce nel bagno di un locale, avvisato appena in tempo dal titolare. «La politica deve puntare i piedi, le parole non bastano più», si sfoga una residente. E non è sola. «Mi rammarico che sia successo di nuovo - dice invece Enzo Bazzoli, che abita in via De Gasperi - e mi viene da pensare che in nove anni non sia stato fatto niente per risolvere la situazione. Non voglio accusare nessuno, ma l’acquedotto doveva essere rinnovato già dopo quello che è successo nel 2009, per tutti noi è stata un’esperienza tremenda, ma se una volta può capitare, una seconda volta non è possibile. E non sappiamo nemmeno dove sia il problema: sarà il pescaggio, oppure ci racconteranno la favola degli sversamenti?». INDIGNAZIONE anche a Portese, dove ieri verso le 17 c’era coda al punto di distribuzione (da 3mila litri) di via dei Pescatori. «Non ce la facciamo più, e provate a immaginare gli anziani che fatica che fanno, con questo caldo», spiegano due residenti. «Siamo tutti arrabbiati, e moltissimo - dice Martino Giacomini, che abita a Portese con la moglie -. Noi siamo in due e tutto sommato ce la caviamo, ma le famiglie numerose come fanno? Ho saputo dell’assemblea pubblica, ma non ci vado perché tanto raccontano solo quello che vogliono loro. È troppo tardi adesso, bisognava stare più attenti prima. E vorrei sapere se in altre occasioni il virus è stato rilevato, e magari non ce l’hanno detto».

A.GAT.
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