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mercoledì, 18 ottobre 2017

Peculato, l’ex sindaco
assolto in Cassazione

Diego Ardigò è stato assolto (BATCH)

Spese di rappresentanza. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, quindi in modo definitivo, senza disporre altri procedimenti. Le spese sono quelle sostenute dal Comune di Tremosine e per cui è stato processato fino al terzo grado di giudizio Diego Ardigò, sindaco all’epoca dei fatti contestati. La pronuncia della Cassazione è dei giorni scorsi e arriva quindi a diversi anni dall’inizio di quello che Ardigò ha definito ieri «un piccolo calvario».

UNA VICENDA in cui si è arrivati davanti alla Suprema corte per formagelle donate al console generale tedesco e per cene o pranzi offerti ad altri sindaci o a giornalisti. Spese che per la difesa del sindac,o rappresentata dall’avvocato Alessandro Asaro, sono sempre state di rappresentanza, mentre per l’accusa erano peculato. Denaro pubblico per fini personali.

In primo grado si era partiti con 12 ipotesi di peculato. C’erano, appunto i pranzi offerti ai sindaci dei Comuni limitrofi per definire una linea comune nella richiesta di fondi. A questi pranzi era stata aggiunta la cena con il principale rappresentante di una banca del territorio per ottenere una sponsorizzazione da destinare a una trasmissione televisiva che desse visibilità al paese. Un’altra cena era stata offerta a giornalisti di un’emittente televisiva che per tre giorni erano stati impegnati nelle riprese di Tremosine, anche in questo caso per una trasmissione volta a mettere in luce la bellezza del paese gardesano. E il tribunale di Brescia aveva condannato Ardigò a 3 anni e 8 mesi. Alcune delle accuse erano cadute in appello con la pena ridotta a 2 anni e 5 mesi. Ora la Cassazione ha assolto completamente Ardigò perchè il fatto non costituisce reato. Le spese quindi erano nell’interesse dell’ente e non per fini privati. A questo va aggiunto che la Corte dei conti non ha mai sollevato alcun rilievo nonostante la trasmissione degli atti in seguito al giudizio di primo grado.

«É stato smontato quello che è sempre stato un castello immaginario - commenta Ardigò -. Io non ho mai intascato niente, non mi sono mai appropriato di soldi pubblici e ho sempre chiesto ai funzionari se potevo farlo. La sentenza della Cassazione va a chiudere un capitolo oscuro. Il peculato è sparito da tutte le cause intentate nei miei confronti: sono stato sempre assolto. Il mio lavoro d’amministratore è stato fatto alla luce del sole e con onestà».