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26.01.2017

Processo a Campione
«Coopsette aveva
i permessi comunali»

In aula i presunti abusi edilizi
In aula i presunti abusi edilizi

«I miei assistiti sono da assolvere perché chiesero di costruire e gli fu risposto di costruire». Piergiorgio Vittorini, legale di Coopsette e Campione Spa con i colleghi Filippo Sgubbi e Lorella Fumarola, ha concluso con queste parole l'arringa nel processo per i presunti abusi edilizi che sarebbero stati commessi, secondo l'accusa, a Campione sul Garda.

QUELLA DI IERI è stata l'udienza in cui si sono conclusi gli interventi di parte civile e la prima in cui hanno preso la preso la parola i difensori dei 19 imputati.

Il tema importante secondo Vittorini è se «si poteva o meno costruire nella linea rossa», quella che segnava la zona di sicurezza nella frazione: «Abbiamo un privato - ha spiegato il legale - che ha richiesto e costruito tutte opere che il Comune di Tremosine aveva legittimato a costruire. Il pm dice: “le difese cercheranno di atomizzare“. Legittimo che il titolare della pubblica accusa avverta il tribunale di questa possibilità. Ma il piano particolareggiato di Campione non può essere visto come un blocco complessivo in cui tutto deve essere eseguito contemporaneamente». Coopsette «ha fatto solo quello che gli veniva concesso di fare con specifiche autorizzazioni del Comune». Quindi «in una prospettiva di questo genere la condotta di Coopsette non può che essere inquadrata in un ambito di corretta attività che faceva riferimento a un organo di natura concessoria, che ha consentito di svolgere tutta una serie di operazioni».

Coopsette, inoltre «non ha avuto un trattamento di favore. La normativa prevede determinate scansioni, sovrapponibili a quanto avvenuto per Coopsette».

In quanto al parcheggio, ha spiegato che «si sarebbe potuto costruire nella zona di sicurezza se si fosse trattato di un'opera pubblica. Era in parte destinato ai residenti, con i proventi al Comune. Serve altro per dire che era un'opera pubblica?». Si torna in aula il 31 gennaio. M.P.

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