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giovedì, 19 ottobre 2017

Profughi «gestiti» dai Comuni:
cinque sindaci hanno detto no

Richiedenti asilo a Tignale, dove sono già presenti sin dal 2011 (BATCH)

Profughi nell’alto Garda: accoglienza a due velocità. A due giorni dalla scadenza fissata al 10 marzo per rispondere all’invito della Prefettura sull’adesione al bando Sprar, nei nove Comuni della Comunità montana Parco alto Garda le scelte definitive sono orientate nella maggioranza dei casi a rifiutare il Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati, lo Sprar, appunto.

Solo Tignale, Tremosine e Toscolano Maderno hanno deciso di aderire, mentre Salò non chiude le porte, ma non ha sciolto la riserva e sta «valutando altre ozpioni».

LA MAGGIORANZA dei nove Comuni (cinque finora) ha scelto di non aderire allo strumento del patto di accoglienza concordato tra il ministero dell’Interno e l’Anci, l’Associazione nazionale Comuni italiani: hanno detto no Gardone Riviera (che nei prossimi giorni renderà note in assemblea pubblica le motivazioni), Gargnano («Non disponiamo di strutture per l’accoglienza» è la motivazione degli amministratori), Limone, Valvestino e Magasa.

Il progetto Sprar presenta dei vantaggi per i Comuni rispetto al sistema di accoglienza «privata» da parte di hotel e cooperative. Innanzittuo prevede un numero massimo di profughi calcolato in percentuale del 3 per mille sul totale della popolazione residente, i 35 euro giornalieri sono dati direttamente ai Comuni e il numero di richiedenti asilo viene «bloccato», come detto, al 3 per cento.

Ai Comuni spetta però l’onere di reperire i luoghi d’accoglienza facendosi carico dell’integrazione lavorativa e nella comunità locale.

Tre sono i Comuni che hanno aderito all’invito prefettizio e sono Tignale (che sta già ospitando 4 persone dal 2011), Toscolano Maderno (aderendo allo Sprar, dovrebbe rientrare dai 47 migranti ospitati attualmente da privati a 24) e Tremosine («Meglio gestire la situazione che subirla», spiega il sindaco Battista Girardi).

INCERTO fino all’ultimo il Comune di Salò. Inizialmente orientata ad aderire allo Sprar (definito dal sindaco Gianpiero Cipani «il minore dei mali» solo pochi giorni fa) l’amministrazione locale salodiana adesso frena: «Stiamo valutando altri progetti per decidere cosa fare» ha dichiarato Cipani.

Nota finale: sarà la Comunità montana parco alto Garda, presieduta da Davide Pace, l’ente capofila per i Comuni che aderiscono allo Sprar. Che potrebbero trovarsi in tre, massimo in quattro, con numeri decisamente bassi.