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18.01.2019

Un anno di ipotesi, rinvii e incertezze

Giampiero Cipani (Salò)
Giampiero Cipani (Salò)

All’incontro di Milano in Regione erano presenti, oltre ai sindaci della sponda lombarda del Garda, in verità in numero esiguo (presenti solo il sindaco di Salò Gianpiero Cipani, Delia Castellini di Toscolano Maderno e la collega di Padenghe Patrizia Avanzini), anche i sindaci del paesi che si affacciano sul Chiese. Insieme a loro, non pochi consiglieri regionali delle province di Brescia e di Mantova, il presidente della Provincia di Brescia, il direttore di Aipo, la Comunità del Garda, i rappresentanti dell’Ambito territoriale bresciano, del gestore unico «Acque Bresciane» e di Regione Lombardia. BOCCHE CUCITE al termine del faccia a faccia da parte dei protagonisti e poca voglia di commentare l’esito del confronto. «L’importante è fare in fretta per non perdere il finanziamento», hanno laconicamente ribadito all’unisono i tre sindaci gardesani, auspicando al più presto una soluzione progettuale per la sponda bresciana del lago di Garda. È trascorso ormai più di un anno da quando, il 20 dicembre del 2017, venne sottoscritto il protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Lombardia e Regione Veneto e i rispettivi enti d’Ambito per la depurazione del lago. OBIETTIVO del protocollo relativamente alla sponda lombarda è la dismissione del collettore sublacuale e la realizzazione di reti fognarie e di collettamento per il trasporto delle acque reflue urbane a impianti lombardi, con l’eccezione dei comuni di Desenzano e di Peschiera. Un passaggio significativo che consentiva di blindare formalmente gli ormai famigerati 100 milioni di finanziamento statale (60 destinati alla sponda bresciana del lago e 40 invece a quella veronese), fondi necessari per coprire quasi la metà del costo complessivo dell’opera, valutato in 220 milioni di euro. A questo punto però, tramontata ormai l’ipotesi Visano, tra veti incrociati, assemblee pubbliche, nascita di comitati e raccolta di firme per non far confluire i reflui delle depurazioni nel fiume Chiese, le fila del fronte del no, da Gavardo a Muscoline, da Bedizzole a Montichiari, si vanno ingrossando di settimana in settimana. Una questione spinosa che attende una soluzione urgente. •

L.SC.
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