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01.02.2018

A Matteo serve un
trapianto. Appello per
donazione di midollo

Basta un semplice prelievo per entrare nella banca dati dei donatori
Basta un semplice prelievo per entrare nella banca dati dei donatori

Valentino Rodolfi Prima di leggere questa storia, è importante sapere che cosa si può fare dopo, che cosa ognuno di noi potrà fare dopo averla letta. Due possibilità, a scelta di ciascuno. La prima è: sperare che finisca tutto bene, rivolgere un pensiero o una preghiera, poi ripiegare il giornale e non pensarci più. OPPURE AGIRE: informarsi su come si diventa donatori di midollo osseo e andare a fare quel piccolo prelievo per entrare nella banca dati dei potenziali donatori. Senza impegno: in caso di necessità, anche dopo l’iscrizione, resterà sempre una libera scelta se fare o non fare quel gesto che può salvare una vita. La vita può essere quella di un bambino di 7 anni, Matteo Giuffrida, colpito in tenera età da una forma tenace di leucemia, che da quasi due anni resiste ostinatamente anche alla chemioterapia. Per dargli un futuro, non resta molto altro da fare che trovargli un donatore compatibile per il trapianto di midollo. Ma i donatori in Italia sono troppo pochi e trovare quello giusto è difficile, ammesso che esista. Bisogna ampliare la «platea». In questo tutti possono contribuire. I PRIMI a lanciare un appello, a mobilitarsi, ad attivare il tam tam sono le donne e gli uomini delle forze dell’ordine bresciane: carabinieri, agenti della Polizia di Stato, della Stradale e delle Polizie locali di mezza provincia. Sono stati i primi perchè il papà di Matteo, il maresciallo Cristian Giuffrida, è uno di loro. Per 13 anni, dal 2004 al 2017, è stato in servizio alla stazione dell’Arma di Mazzano, dove era entrato da giovane come carabiniere ed è uscito con i gradi di maresciallo. Anche la mamma, Lucia, è una persona stimata: professoressa di matematica e fisica, ha insegnato nelle scuole superiori dell’hinterland bresciano e anche al liceo Arnaldo. Tutto questo avveniva prima che quella diagnosi cambiasse le loro vite. Ora vivono in Sicilia, ma gli amici bresciani, soprattutto quelli in divisa, gli sono vicini e si stanno prodigando. «Anche il comando di Brescia mi è stato molto vicino, ma abbiamo dovuto trasferirci a Catania - spiega il papà di Matteo - dove abbiamo i parenti e quella rete famigliare che può assisterci in un momento non facile. Una fase che è iniziata due anni fa, quando a Matteo venne diagnosticata una leucemia linfoplastica acuta». Al Civile di Brescia il piccolo e i suoi genitori hanno affrontato coraggiosamente, per due anni, un lungo ciclo di chemioterapia, che però non ha funzionato, trattandosi di una forma particolare e resistente della patologia. «Presto ci trasferiremo a Monza - racconta il maresciallo Giuffrida - dove all’istituto San Gerardo si sta svolgendo una sperimentazione per un nuovo approccio a leucemie di queste caratteristiche. Ma ci hanno detto che solo il trapianto di midollo potrà darci delle sicurezze». PROBLEMA: il donatore. «Io, mia moglie e l’altro bambino che abbiamo siamo risultati non compatibili - spiega il papà -. Dopo la tipizzazione di Matteo, consulteremo la banca dati cercando in tutta Italia un soggetto adatto. Ma non sarà una ricerca facile». L’appello, che vale per Matteo ma anche per tutti gli altri pazienti nella stessa situazione, è a rivolgersi all’Admo e contribuire ad allargare la platea dei donatori: più sono i soggetti, più aumentano le probabilità di trovare quello giusto. Perché oggi in Italia i soci Admo sono solo 360 mila, lo zero virgola qualcosa per cento della popolazione. Pochi. Ne servirebbero molti di più. Perchè Matteo aspetta. E tanti altri come lui. •

Valentino Rodolfi
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