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17.11.2018

Acqua, dopo il voto corsa contro il tempo

Cinzia Reboni Le ultime 24 ore prima del voto del referendum sul ciclo idrico serviranno come pausa di riflessione ai 970 mila bresciani chiamati alle urne, e al Comitato Acqua Pubblica per cercare di spingere l’affluenza con il passaparola, visto che «di informazione vera ne è stata fatta poca - accusa il portavoce del comitato, Mariano Mazzacani -. I partiti che hanno sommessamente dichiarato di essere favorevoli al sì non hanno organizzato un incontro, un dibattito, non hanno sprecato un volantino. Se non fosse stato per il ruolo degli attivisti, il messaggio non sarebbe mai arrivato. Ancora oggi, alla vigilia, qualcuno non sa che domani dovrà andare a votare per decidere il futuro della gestione del servizio idrico per i prossimi trent’anni». Una grossa mano, a dire il vero, è arrivata dalla Diocesi. «Non ho mai sentito la Diocesi di Brescia scagliarsi così pesantemente contro politici e sindaci - sottolinea il consigliere provinciale Marco Apostoli -, con l’accusa di aver “tradito” il referendum del 2011». Molto importanti anche gli incontri - un centinaio in due mesi - organizzati dal Comitato in tutta la provincia. Tra gli ultimi quello, significativo e partecipato, di padre Alex Zanotelli a Brescia. «L’ACQUA È ORMAI più importante del petrolio - ha detto il religioso -, e in futuro la mancanza dell’“oro blu” scatenerà le guerre. È bello sperare che l’Italia possa diventare il primo Paese europeo a convertirsi alla gestione pubblica, grazie anche all’iniziativa bresciana. Dopo la vittoria al referendum non dovete fermarvi - ha esortato padre Zanotelli -, ma pretendere che si passi ad un’azienda speciale, che permetterà la gestione pubblica senza fare profitto». Appello raccolto. «La rete di partecipazione intessuta per promuovere il referendum non sarà smantellata - rassicura Mazzacani -, ma diventerà uno modello di partecipazione democratica». A prescindere dall’esito del referendum e dalla futura composizione societaria di Acque Bresciane, il gestore del ciclo idrico dovrà far fronte a mega investimenti, anche e soprattutto per uscire dalla procedura di infrazione europea. Il «faraonico» programma di opere varato dal Piano d’ambito per la gestione del servizio idrico integrato copre un arco temporale di trent’anni, ma il tempo stringe. Sta per scadere l’ultimatum dell’Ue nei confronti di una cinquantina di Comuni bresciani messi sotto procedura di infrazione per non aver adeguato ai parametri continentali i sistemi di depurazione o, peggio ancora, perché scaricano ancora le scorie biologiche nei corsi d’acqua. Il problema sanitario-ambientale riguarda un bacino di 280 mila abitanti. Presentando progetti di risanamento con copertura finanziaria si potranno congelare almeno quattro quinti del parco multe del prossimo triennio: 250 milioni sui complessivi 368. In tutto, da qui al 2023, per evitare le sanzioni di Bruxelles serviranno 304 milioni di investimenti: più di 108 milioni riguardano i Comuni gestiti da A2A Ciclo Idrico, 80 milioni quelli di Acque Bresciane, oltre 97 milioni per Asvt e 18 milioni per gli altri gestori. Ma l’intera provincia dovrà farsi carico della manutenzione della rete idrica: secondo una stima, ci sono tubazioni che perdono dal 20 al 50% dell’acqua distribuita. L’Authority ha calcolato che per fognature, nuovi depuratori e migliorie della rete serviranno 1,4 miliardi da qui ai prossimi trent’anni. Ventotto Comuni sono senza depuratore, in altri 42 l’impianto è parziale e in 19 l’Arpa ha rilevato impianti «non conformi». •

Cinzia Reboni
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