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21.02.2019

Castella, il fronte
del no arruola
volontari

Il tavolo del Consiglio di quartiere con gli amministratori del Comune di BresciaGli abitanti di Bettole-Buffalora pronti a firmare il ricorso al Tar contro la Castella
Il tavolo del Consiglio di quartiere con gli amministratori del Comune di BresciaGli abitanti di Bettole-Buffalora pronti a firmare il ricorso al Tar contro la Castella

Un quartiere in trincea. I residenti di Buffalora sono pronti alle barricate per fermare la Castella 2, una discarica che, insieme ai rifiuti, seppellirà la qualità della vita del rione già messa a dura prova da un pressante stress ambientale. Il concetto è stato ribadito ieri sera nel corso dell’assemblea pubblica al teatro parrocchiale in occasione della presentazione del nuovo Consiglio di Quartiere. La determinazione dei cittadini si specchia nella decisione assunta proprio al termine dell’incontro: i residenti di Buffalora sosterranno «ad adiuvandum» il ricorso al Tar di Rezzato, Brescia, Borgosatollo, Castenedolo e Codisa. «ABBIAMO PRESO tutti consapevolezza del pericolo che incombe sul quartiere, come dimostra la manifestazione dell'8 settembre scorso che ha visto sfilare migliaia di persone - ha esordito Laura Giuffredi, presidente del consiglio di quartiere Bettole-Buffalora -. La mobilitazione proseguirà ad oltranza in difesa della salute pubblica e dell'ambiente». I cittadini potranno fare affidamento sulla Loggia. «Da anni facciamo fronte comune con Rezzato e i paesi confinanti per fermare la discarica - ha affermato Miriam Cominelli, assessore all'Ambiente di Brescia - Ci siamo riusciti con la Castella 1, anche se è ancora pendente un ricorso al Consiglio di Stato. Vogliamo affossare anche il progetto bis. Stiamo aspettando che la Provincia convochi un tavolo di confronto». L'autorizzazione del Broletto «non ha tenuto conto dell'effetto sovrapposto della discarica su un territorio già gravato da molteplici criticità ambientali, e del valore naturalistico del Parco delle Cave, poi diventato Plis nel maggio 2018». Ma c'è di più. «In tutti i procedimenti autorizzativi, la Provincia non ha preso in considerazione il Suap Gaburri. Il bitumificio, attualmente fermo, ha però tutte le autorizzazione per poter lavorare». Il via libera, insomma, non ha tenuto conto di un'altra azienda ad alto impatto la cui attività non sarebbe - per questioni di carichi ambientali - compatibile con la discarica. Angela Maria Paparazzo, consigliere comunale delegato alla Castella, ha rimarcato «l'importanza di aver formato un solido blocco territoriale coinvolgendo anche Castenedolo, Borgosatollo e Mazzano - paesi non toccati direttamente dalla discarica - in una battaglia che sarà lunga. La sentenza del Tar del 5 giugno non chiuderà comunque il discorso: se perderemo ci appelleremo al Consiglio di Stato, viceversa lo farà Garda Uno». Francesco Venturini del Codisa ha avanzato dubbi sul piano finanziario della Castella 2. «Garda Uno prevede un utile di 5 milioni e 900 mila euro - ha affermato -. Dato che nel decreto attuativo si parlava di compensazioni o, in via subordinata, di monetizzazione, fatti due calcoli i benefit da versare sarebbero di 6,3 milioni di euro. Se queste cifre sono reali, la gestione della discarica andrebbe in perdita. Evidentemente c’è qualcosa che non va». L'assessore alle Risorse Fabio Capra ha tagliato però corto sui benefit. «Ci smarchiamo dalla discussione sulle compensazioni perché noi non vogliamo un soldo da queste persone, e che lo dica l’assessore al Bilancio, che fa fatica a far quadrare i conti, significa qualcosa. Non vogliamo denaro da Garda Uno, semplicemente perché non vogliamo la discarica». L’accelerazione proposta dal Tar, e accettata dalle parti, «ci ha convinto di un’altra cosa - ha aggiunto Capra - volevamo giocarci il jolly del ricorso al presidente della Repubblica, ma la celerità dei giudici amministrativi ci ha consigliato di soprassedere. Non vorremmo che un ulteriore ricorso potesse ritardare la discussione di merito del 5 giugno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni
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