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11.02.2017

«Ecco perchè la Castella bis
è una minaccia per il territorio»

 Gianluigi Fondra e il primo cittadino  di Rezzato Davide Giacomini
Gianluigi Fondra e il primo cittadino di Rezzato Davide Giacomini

La strategia per bloccare la discarica Castella-bis sarà la stessa che ha permesso di fermare Castella 1. Il giorno dopo l’affollata assemblea convocata a Buffalora, Codisa e amministratori del comprensorio coinvolto dal progetto preparano il fuoco incrociato di osservazioni da presentare in sede di Valutazione di impatto ambientale. A questo proposito il Codisa chiederà di poter assistere alle sedute delle Conferenze di servizi.

Se il Tar ha probabilmente messo una pietra tombale sulla Castella, respingendo il ricorso presentato dai privati contro la valutazione di incompatibilità ambientale pronunciata dalla Regione, sullo sfondo si staglia l'ombra dell’impianto di smaltimento rifiuti proposto da Garda Uno, che già figurava fra i proponenti dell'operazione affossata dai giudici amministrativi. La multiutility di Padenghe vorrebbe riversare gli utili dell’attività di discarica nella costruzione del maxi depuratore del Garda. La nuova discarica andrebbe a riempire di scorie una cava, precisamente la Gaburri, con 905 mila metri cubi di 14 tipologie di rifiuti non pericolosi. Il sito si trova a circa 50 metri in linea d’aria dove avrebbe dovuto vedere la luce la Castella, un bacino dalla capacità di smaltimento di 1,890 milioni di metri cubi di scarti non pericolosi, anche putrescibili. Nella stessa enclave incastonata fra Rezzato, Castenedolo e Brescia, è previsto un impianto di cogenerazione delle scorie per la produzione di biogas che già sollevato dubbi nel Codisa.

«COME PUÒ CASTELLA BIS, con 905.000 metri cubi, prevedere un impianto di biogas che produrrà solo il 20% in meno di energia rispetto a quello della Castella 1 che avrebbe dovuto trattare 1.890.000 metri cubi di rifiuti? - si chiede Angelamaria Paparazzo, portavoce del Codisa -. Da dove arriveranno le altre scorie per alimentare l'impianto?». Le osservazioni prenderanno spunto dalla valutazione dell’ufficio Ambiente della Regione e dalla sentenza del Tar su Castella, «perchè le criticità restano le stesse a partire dalla minaccia per le falde», ribadisce il Codisa. La discarica andrebbe a compromettere una zona di interesse naturalistico che ospita 39 specie di uccelli diversi, di cui 9 a priorità di conservazione elevata e 3 tutelate dalla normativa europea. Le criticità riguardano anche l’aria. Il sito di Castella bis è inserito nella «zona critica» che comprende 13 Comuni con concentrazioni anomale di ozono e Pm 10. Nello studio di impatto ambientale sulle polveri sottili - fa osservare il Codisa - vengono rilevate concentrazioni medie di 48 nanogrammi a Buffalora e 63 a Rezzato, emissioni al di sopra dei massimi di legge fissati a 40 nanogrammi. «Un’indagine della Ats - rimarca il comitato -, ha evidenziato incidenze di malattie tumorali e di affezioni alle vie respiratorie»

Anche la Loggia si è mobilitata, considerato che se il progetto dovesse ottenere il via libera il Parco delle Cave rischierebbe di affacciarsi su una discarica. «Indietro non si torna - rimarca Gianluigi Fondra, assessore all’Ambiente di Brescia -. Con i sindaci di Rezzato e Castenedolo stiamo valutando un’azione congiunta che non potrà prescindere dal verdetto su Castella 1, che ha messo dei paletti precisi: lo stop alla nuova discarica sembra scontato». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Rezzato. «Il nostro parere sarà ovviamente negativo - afferma Davide Giacomini -: ravvisiamo ancora le stesse criticità ambientali, sia nello specifico del sito, sia in un contesto più generale di tutta la zona dell'Est bresciano, che dal punto di vista ambientale è costantemente sottoposta a forte stress».

Cinzia Reboni
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