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16.02.2018

«Ecco perché
quando prego
riempio i palazzetti»

Padre Beppino  Co’  torna nel Bresciano: domani sarà a Mairano Il religioso originario di Capriano del Colle benedice un bambino
Padre Beppino Co’ torna nel Bresciano: domani sarà a Mairano Il religioso originario di Capriano del Colle benedice un bambino

Domani padre Beppino Cò tornerà nella sua Bassa. Alle 20,30 guiderà un incontro di preghiera nella chiesa di Mairano, vicino a Capriano, il suo paese d’origine. Qualcuno dice che è di ritorno dall’«esilio», quasi a rimarcare quell’alone di sacerdote scomodo e strano. È così? «Sono stato io a ricordare che molti dicevano che ero un “prete un po' strano”. L'ho detto quando ero parroco sulle montagne di Pontremoli, da solo con cinque parrocchie e dodici chiese. Allora cercavo di andare un po' controcorrente: cioè animare meglio le celebrazioni. Quindi accorrevano molte persone. Molti venivano anche da lontano per pregare. In questo senso io stesso mi sono definito sacerdote alternativo». Ha fatto parte di una congregazione religiosa? «Sì, io sono stato in missione per quattro anni in Laos e ventitrè in Senegal. Dal Laos ci hanno espulso nel 1975 i comunisti - quelli veri, nulla a che fare con i nostri -, e sono tornato in Italia. Poi sono andato in Senegal per ventitrè anni. Ho fondato alcuni gruppi di preghiera che ho portato anche in Italia, tra i quali il “Roveto ardente”». A quale congregazione religiosa apparteneva? «Ero missionario degli Oblati di Maria Immacolata. In Senegal ho ricevuto l'effusione dello Spirito Santo che significa rinnovare, da adulti, le promesse battesimali. Mentre eravamo piccoli altri hanno promesso per noi, i genitori, il padrino e la madrina. Dopo un tempo di preparazione, noi facciamo spesso questo rinnovamento delle promesse battesimali. Diventa un po' una partenza più che una tappa, per le persone. Almeno per me è stato così, un vero rinnovamento interiore attraverso il dono dello Spirito Santo di cui parlo molto spesso». Ha sempre considerato il mandato a Valli di Zeri, un modo per tenerla lontano da qualcuno. A chi poteva dare fastidio? «Qualche volta le persone quando venivano a Pontremoli e chiedevano di me qualcuno rispondeva “è uno che fa le messe sataniche oppure quello che fa le messe strane”.... Ora io non faccio mai le messe strane. La liturgia è perfetta ma io ci metto molto il cuore, un po' più di animo, un po' più di animazione. Non voglio che la gente sbadigli durante la celebrazione». E sugli esorcismi... getta acqua sul fuoco? «Non sono un esorcista, le mie sono preghiere di liberazione». Eppure quando le recita riempie i palazzetti come le star... «La forza dello Spirito santo...». Che la sostiene in veri e propri tour, come i cantanti. E accorrono sempre migliaia di fans. Si sente un fenomeno? «Per nulla, vado dove hanno voglia di ascoltarmi. E stavolta vogliono ascoltarmi a Mairano». Cosa fa nella comunità che ha aperto a Sarzana? «Accogliamo alcune persone e preghiamo insieme. Alcuni ci hanno provato e poi non sono più venuti. Ripeto: il Roveto ardente è un logo sia per indicare un gruppo di preghiera sia un po' l'insieme delle nostre celebrazioni». Lei ha scritto un libro intitolato «L'armata di Satana – L'armata di Cristo». Come spiega il successo di questa opera? «In effetti siamo alla settima ristampa: perciò 3 mila copie al colpo moltiplicate per sette corrispondono a più di 20 mila copie. È un libro che va molto bene. Entro nei dettagli di questo mondo oscuro della possessione e ossessione demoniaca. Ho visto che è molto apprezzato dai laici e viene venduto con facilità». C’è sempre di mezzo il diavolo... «Non sono un esorcista...prossima domanda?». Ha scritto anche il libro «Liberazione e guarigione». La tesi è che la guarigione fisica della malattia attraverso pratiche deriva dalla liberazione dal peccato? O che il male fisico è frutto dal peccato? Ma come conciliamo la questione del peccato originale, causa del male, e le cause naturali delle malattie? «Le due cose procedono insieme: certamente siamo colpiti dal peccato originale e poi anche dalla società in cui viviamo. Poi si mangia meglio, si mangia peggio... non ci si nutre convenientemente e contraiamo queste malattie qua. Diciamo che, fondamentalmente, all'inizio è il peccato che ci ha portato verso questo fallimento del mondo poi ci sono tutte le altre cause naturali... Vincere il male interiore è un buon passo verso la guarigione del male fisico». Come mai è andato a sistemarsi a Sarzana, fuori dal mondo e dal consesso civile? «Sperando che Dio mi mandi qualcuno. Qui c'è una casa che abbiamo messo a posto. Alcuni sono venuti, altri sono venuti e se ne sono andati... Adesso vediamo cosa vuole il Signore. Il tema nostro sarebbe “accoglienza delle persone, preghiera e lavoro manuale”». Mi perdoni l'insistenza. Lei, attualmente, è un sacerdote diocesano o è ancora legato ai missionari dell'Omi? «No, io sono ormai un sacerdote diocesano. Incardinato nella diocesi di Massa Carrara dal 2003». Una domanda stupida: non ha, per caso, intenzione di ritornare nella diocesi di Brescia? «Oramai gli anni vanno su; ci si potrebbe pensare, però a Brescia non è possibile. Le diocesi non si cambiano come un paio di scarpe». Gli esorcismi? «Ancora ci riprova? Niente esorcismi, mi raccomando perché loro... mi tirano le orecchie, dopo. Dio vi benedica». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giambattista Muzzi
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