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giovedì, 19 ottobre 2017

Mazzano-Prevalle,
la «strada
della morte»

(PANNIR)

Sembrerebbe un tragico paradosso. Una manciata di chilometri di strada ben fatta, con un fondo perfetto come un tavolo da biliardo, ampia e senza curve cieche, è diventata una trappola mortale. Sul tratto di 45 bis da Mazzano a Prevalle, in solo tre mesi da maggio scorso ben quattro persone ci hanno perso la vita. Per ultimo, l’altro giorno, il piemontese Fulvio Pastorello, motociclista di 44 anni.

LA REALTÀ è che quel tratto spinge a pigiare sull’acceleratore. E per il comandante della Polizia provinciale Carlo Caromani la causa di tanti morti è una sola e si chiama mancanza di controlli della velocità. Basterebbe un solo autovelox, forse, per interrompere la catena di lutti, ma a quanto pare su quella strada di proprietà Anas non è possibile: «Dove abbiamo installato le nostre apparecchiature sono diminuiti i morti e gli incidenti con esito mortale - sottolinea -: non posso dire che si sono azzerati solo perchè non disponiamo del dato statistico per ciascun chilometro».

IL COMANDANTE precisa che da tempo tiene d’occhio quel tratto di 45 bis e senza mezzi termini parla di «carneficina» in atto. Ma non può fare molto: «Abbiamo a disposizione una sola pattuglia – precisa - ed è impegnata nella Bassa a controllare il rispetto dell’ordinanza sulla portata massima dei viadotti».

Su una strada Anas – ricorda Caromni – i controlli potrebbero essere effettuati dalla Polizia stradale con apparecchi mobili, oppure dai vigili urbani dei vari Comuni interessati dall’arteria, nei territori di pertinenza. Tuttavia, meglio sarebbe se la stessa Anas installasse sistemi di controllo della velocità.

Ma poiché la cosa assomiglia a una pia illusione, «da tempo ho chiesto di contattare il responsabile di quel tratto di strada - svela Caromani - per valutare la possibilità che fosse la Provincia stessa a installare un autovelox o un’altra apparecchiatura».

Anche questo senza esito. Il problema sarebbe persino di facile soluzione. Il comandante spiega che, lungo quei chilometri diventati così funesti, i punti in cui sarebbe necessario costringere a rallentare sono «due, massimo tre», basterebbero quelli.

Un dispositivo che impone di ridurre le velocità di punta, eviterebbe di viaggiare non a 90 bensì a 110 e anche 130 chilometri orari. Caromani porta ad esempio il tutor installato circa tre anni fa sulla tangenziale sud tra Brescia centro e Rezzato. Su tutto il tratto si va a 90 all’ora, e «dal momento dell’installazione non ci sono stati più incidenti mortali».

PARLARE DI CONTROLLI non è mai simpatico, ma quando servono a salvare vite umane la simpatia va messa da parte. D’altronde, quando si va forte le conseguenze della collisione sono sempre disastrose: «Anche se la velocità non è la causa del sinistro, influisce molto sulle conseguenze – sottolinea Caromani - i veicoli ne escono sventrati e accartocciati». Anche questo spiega la catena di morti.

Ma il comandante mette pure il dito sulla piaga di una pessima abitudine nostrana, secondo la quale limiti di velocità assurdamente bassi renderebbero inutili i controlli. Di conseguenza su una strada come la 45 bis dove si può andare a 90 all’ora in sicurezza, si impone il limite di 70 con l’idea che al massimo si sfori di poco e non succeda nulla. La realtà dice il contrario. Dice tragicamente che quando i limiti sono bislacchi, nessuno li rispetta ed è come se non ci fossero. Così si finisce per giocare con la pelle altrui: «Mettiamo dei limiti seri e facciamoli rispettare», esorta Caromani. E non si stanca di ripetere che basterebbe un autovelox per interrompere la catena di morti tra Mazzano e Prevalle. Con la speranza che Anas più prima che poi ci senta da quest’orecchio.