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15.02.2017

Uffici occupati,
condanne per
tre «antagonisti»

Il municipio di Mazzano: quattro anno fa l’occupazione
Il municipio di Mazzano: quattro anno fa l’occupazione

Si è concluso con tre condanne e sette assoluzioni il processo contro dieci «antagonisti» (sette dell'associazione Diritti per tutti e tre del Comitato antisfratti/diritto alla casa) che il 30 settembre 2013 occuparono gli uffici dell'assessorato ai servizi sociali del Comune di Mazzano.

Un'azione di gruppo a sostegno di una famiglia tunisina che, rimasta senza casa, si era sistemata con un furgone nel parcheggio davanti al municipio. Il giudice ha condannato a un anno Claudio Taccioli, a dieci mesi Giuseppe Corioni e a sei mesi Elena Nodali, per tutti la pena è stata sospesa. Il presidente di Diritti per tutti, Umberto Gobbi, è stato invece assolto come da richiesta del pm che aveva chiesto sette condanne a dieci mesi e due a un anno e dieci mesi per vari capi d'imputazione: occupazione di edificio pubblico, interruzione di pubblico servizio, oltraggio, violenza a pubblico ufficio e rifiuto a fornire i documenti di identità. Tutti sono stati assolti da quest'ultima accusa.

Prima della lettura della sentenza, Gobbi ha rilasciato una dichiarazione spontanea chiedendo lo stesso trattamento per tutti gli imputati: «A Mazzano quel giorno siamo partiti tutti insieme e tutti insieme vogliamo tornare. La loro condotta è stata uguale alla mia e sarebbe assurdo se la sentenza fosse diversa». Nell'udienza che ha visto la testimonianza di un carabiniere e di un agente della Polizia locale, il presidente di Diritti per tutti ha ribadito di non essere giunto, «come erroneamente affermato da alcuni testimoni, solo per la trattativa con l'assessore. So con certezza che alcuni degli imputati erano sulla mia automobile e quindi sono entrati negli uffici con me; altri due sono addirittura arrivati in seguito, quando sul posto c'era un'ambulanza».

UN «DISAGIO personale» espresso che non ha trovato riscontro nella valutazione del giudice che, invece, ha deciso per molti l'assoluzione e per alcuni la condanna, pur avendo tutti gli attivisti dichiarato d'essere stati presenti. «È la prima volta nella lotta all'emergenza sfratti che si assiste a una condanna - ha commentato Gobbi -. Grave, perché criminalizza un'azione di protesta mossa dalla necessità di trovare una soluzione all'emergenza abitativa. Soluzione che, tra l'altro, alla fine è stata trovata. La famiglia oggi vive in una casa popolare».

Un «percorso logico, quello della sentenza, che sarà spiegato nelle motivazioni», ha detto uno dei difensori, l'avvocato Manlio Vicini. Un interrogativo che sarà risolto tra trenta giorni.P.BUI.

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