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24 settembre 2018

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14.03.2018

«Non ci sono cani cattivi, solo cattivi padroni»

Andrea Grisi alias Doctor Dog
Andrea Grisi alias Doctor Dog

Cinzia Reboni «Daspo» per chi usa i cani come arma impropria, esame psicoattitudinale obbligatorio prima di adottare un esemplare da guardia o da difesa, ma «no» al ripristino della black list delle razze pericolose. Sono solo alcune delle proposte che emergono dagli addestratori, etologi e cinofili bresciani per prevenire disgrazie analoghe a quelle avvenute a Flero. «Ma ogni misura, anche la più rigorosa, rischia di fallire senza una svolta culturale, perchè non esistono cani cattivi, ma solo cattivi proprietari - avverte Andrea Grisi, alias Doctor Dog, che da vent’anni si occupa di formazione, addestramento e consulenza in campo cinofilo -. Gli animali possono essere imprevedibili e i loro comportamenti aggressivi sono sempre frutto della cattiva gestione da parte del padrone, che non è stato in grado di cogliere i campanelli di allarme». Per Andrea Grisi lo snodo cruciale è la scelta della razza. «Non tutti i cani sono adatti a tutti - sottolinea -, un concetto che si fatica a far comprendere. Se poi in casa ci sono dei bambini, bisogna fare ancora più attenzione. Un bambino può correre, giocare, urlare: tutti comportamenti naturali che possono però scatenare reazioni impreviste, e l’animale risponde con l’unico strumento che conosce: morde». Anche l’ambiente è importante. «Ci sono animali che vengono tenuti chiusi in casa o in giardino, escono raramente, e questo non fa che aumentare la loro aggressività - conclude Grisi -. Chiunque tenta di avvicinarsi viene considerato un “nemico“». «Bisogna educare le persone prima ancora che i cani - incalza Aldo Taietti dell’Unac Pontevico, associazione cinofila Madonna della Strada, che addestra esemplari da soccorso e per le forze dell’ordine -. Troppa gente acquista cani da guardia o da difesa semplicemente per sfoggiare uno status symbol di potenza, ma non sanno a cosa vanno incontro, mettendo così a repentaglio la loro incolumità e quella del prossimo. L’aggressività fa parte del dna di un animale, per questo bisogna saper scegliere il cane giusto. Molte persone pensano che il cane sia un essere umano, ma non è così. Ci vorrebbe uno psicologo per spiegare alla gente che non si possono prendere cani che non si è in grado di gestire». Si parla tanto di patentino, «ma la sola teoria non basta, - continua Taietti -, bisogna saper gestire i cani, anche i più piccoli, che stanno diventando sempre più mordaci. Io proporrei un daspo, vietando alle persone prive dei requisiti psicoattitudinali basilari di prendersi cura o adottare un cane». Dopo la cancellazione della «black list», l’ordinanza sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani - che risale al 2013 ed è in continua proroga: l’ultima scade nell’agosto di quest’anno - specifica che «non è possibile stabilire il rischio di una maggiore aggressività di un cane sulla base dell’appartenenza a una razza o ai suoi incroci», e punta sull’educazione, la formazione e la responsabilizzazione dei proprietari, sia a livello civile che penale. Quella rivoluzione culturale a cui faceva appunto riferimento Grisi. •

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