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18.01.2018

Cava Bregoli, il Comune chiede i danni

Il Comune di Chiari sarà parte civile nel processo della ditta Bregoli
Il Comune di Chiari sarà parte civile nel processo della ditta Bregoli

Massimiliano Magli Un fallimento con strascichi lunghi quello della ditta Bregoli, che a Chiari operava fino al 2011 con una cava in via Rudiano. Il complesso, gestito da una società del gruppo, la Nord Cave srl, risultò infatti essere stato parzialmente trasformato in una discarica per la presenza di numerosi rifiuti, rinvenuti dopo che l’impianto si era fermato a causa di difficoltà societarie. Ora il Comune di Chiari, in vista del processo penale appena partito, ha deciso di farsi parte civile nella vicenda giudiziaria, affidando il tutto all’avvocato Ennio Buffoli. LA SOCIETÀ era fallita nel 2011 e seguirono alcune perizie per valutare il patrimonio della società: fu allora che il perito dovette relazionare sulla presenza di rifiuti provenienti dalla fresa di asfalto e di un piazzale non autorizzato. Infine risultò che l’escavazione fosse proseguita in modo irregolare oltre il dovuto. Il Comune nel 2014 aveva incassato 246 mila euro, ma tale somma non è in alcun modo riconducibile a una sorta di oneri di escavazione o di urbanizzazione. La maggioranza attuale (diversa da quella del tempo: nel 2014 chiudeva il mandato il centro-destra), ha voluto intervenire prendendo parte al procedimento, poiché si considera parte lesa nella vicenda. Gli accordi per l’apertura della cava risalgono al 2005: la società aveva stipulato con il Comune una convenzione, pur tra tante politiche, visto che il territorio di Chiari era già segnato notevolmente: «Ma i soldi incassati - spiega Federico Lorini dello staff del sindaco - non sono stati affatto un guadagno: sono semplicemente quanto depositato con fideiussione dalla società, qualora non avesse provveduto a ripristinare il sito. E infatti il sito è ancora lì». Oltre al danno ambientale registrato dalle recenti perizie, il Comune rivendica anche mancati introiti per circa 80 mila euro: «Sono i soldi che l’ente, essendo creditore nel fallimento, deve ancora intascare per gli oneri di escavazione del 2007 e 2008». Così Lorini, che ora confida nell’avvenuta vendita (in sede fallimentare) dell’impianto per 173 mila euro. La società acquirente, che verrà rivelata nei prossimi giorni, dovrà anche bonificare il sito con un intervento da 532mila euro. •

Massimiliano Magli
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