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09.01.2019

Il Tar annulla l’obbligo di bonificare i terreni dell’impianto di biogas

Il Tar ha annullato l’ordinanza di bonifica legata agli sbancamenti
Il Tar ha annullato l’ordinanza di bonifica legata agli sbancamenti

La Green Energy non dovrà bonificare l’area dove è sorto l’impianto di biogas. Lo ha stabilito il Tar annullando l’ordinanza del Comune di Chiari che imponeva la rimozione e lo smaltimento del materiale scavato sul sito e successivamente utilizzato per l’interramento dei manufatti dell’impianto. Materiale - hanno stabilito i giudici amministrativi sulla scorta delle memorie difensive prodotte dai privati - che non possono essere classificati come rifiuti, ma vanno derubricati in materiali litoidi. NEL CORSO DEI LAVORI la Green Energy aveva movimentato 27.732 metri cubi di terra, dei quali 9.578 erano stati trasportati fuori dal cantiere, mentre la parte restante era stata dapprima depositata e poi riutilizzata per reinterrare fermentatori, pompe, tramogge e pozzetti. A quattro anni dalla messa in funzione dell’impianto, avvenuta nel 2014, il Comune aveva stabilito che i maggiori scavi fossero congrui alle concessioni edilizie. Al termine di sopralluoghi e ricognizioni, l’Amministrazione civica aveva intimato alla Green Energy di consegnare un’accurata caratterizzazione e analisi dei materiali utilizzati per colmare gli scavi, per accertare eventuali contaminazioni o la presenza di inquinanti. Lo studio commissionato dall’azienda a un geologo, poi confermato dalle analisi dell’Arpa, aveva stabilito che il bacino in via Bosco Levato era stato livellato con ghiaie e sabbie, e solo il parametro degli idrocarburi pesanti eccedeva il limite per un solo mg/kg. Una circostanza che ha spinto il Comune ad imporre con un’ordinanza la bonifica dei siti contaminati. IL TAR HA ACCOLTO Il ricorso spiegando come dagli atti emerga che «non è mai esistito, né esiste, materiale estraneo abbandonato nel sito di Green Energy». I giudici amministrativi hanno anche fatto chiarezza sul punto controverso che investe i circa 15.000 metri cubi eccedenti le stime di escavazione. Per il collegio del Tar la ricostruzione del Comune di Chiari, in mancanza di documenti che non siano le foto dall’alto scattate dalla Polizia locale, è inverosimile. «Non si capisce perché i ricorrenti avrebbero conferito il materiale all’esterno per poi riportarlo in cantiere per riutilizzarlo per il reinterro», si legge nella sentenza che solleva i privati dall’onere della bonifica.

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