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martedì, 20 novembre 2018

L’ospedale fa spazio al «post-emergenza»

Gli spazi del nuovo servizio di «Osservazione breve intensiva» (BATCH)

Giancarlo Chiari Si chiama «Osservazione breve intensiva», Obi la dsigla, ed è il nuovo reparto attivato il 2 febbraio all’ospedale Mellini di Chiari: 6 posti letto, di cui 3 con monitor per rilevare in continuo le funzioni vitali dei pazienti arrivati al Pronto soccorso e trattenuti in osservazione, per un minimo di 6 e un massimo di 36 ore. In questo arco di tempo qui si svolge un iter diagnostico-terapeutico per patologie che non richiedono un ricovero immediato, ma nemmeno la dimissione dopo la visita al Pronto soccorso. Il dottor Andrea Roda, responsabile del Pronto soccorso e il Direttore Generale Mauro Borelli, hanno specificato che l’obiettivo fondamentale è garantire la soluzione dei problemi evitando ricoveri inappropriati. ATTIVATO con un investimento di circa 60 mila euro, l’Obi è gestito da un infermiere, presente 24 ore al giorno, con un medico presente dalle 8 alle 20, e servizio notturno garantito dal medico di guardia con il supporto, in caso di necessità, dell’internista. Nei primi tre giorni di attività, l’Obi di Chiari ha già trattato 15 persone, ricoverandone una in medicina e assicurando agli altri una «dimissione protetta». La nuova struttura potenzia il Pronto soccorso di Chiari che, nel 2017, ha registrato circa 49.000 accessi, con circa il 20% di persone dimesse in «codice bianco», mentre sono stati 526 i pazienti arrivati in «codice rosso». La stragrande maggioranza, circa l’80%, si presenta da sola al pronto soccorso, solo il 20% circa arriva con l’ambulanza, inviata dal 118. Il primario sottolinea: «L’ospedale gestisce quotidianamente le patologia tempo dipendenti, le più pericolose per la vita, essendo legate alla tempestività dell’intervento come gli infarti del miocardio e gli ictus ischemici o emorragici cerebrali, contando sui reparti di Anestesia-Rianimazione, Cardiologia e Neurologia, dove la Stoke Unit, dispone di posti letto dedicati solo all’urgenza neurologica». Il dottor Roda aggiunge un dato su un’emergenza di stagione, se così si può definire, con profili di rischio particolarmente seri quest’anno: «Attualmente il pronto soccorso è impegnato nel trattamento dei pazienti colpiti dalla sindrome influenzale, particolarmente aggressiva: nei mesi di dicembre e gennaio abbiamo trattato casi particolarmente gravi anche in persone di 50-60 anni, ricoverate nel reparto di rianimazione per una terapia di forme influenzali particolarmente aggressive». •