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08.09.2017

Morte di una paziente:
nei guai due medici
del Pronto soccorso

La sala operatoria del Pronto soccorso di Chiari
La sala operatoria del Pronto soccorso di Chiari

La morte di una paziente dell’Ospedale «Mellini» di Chiari è al centro di una indagine della magistratura. Dopo una consulenza medico legale il pm bresciano Carlo Pappalardo ha comunicato la chiusura delle indagini a carico di due delle tre dottoresse del Pronto soccorso di Chiari per il decesso di Rosa Pesenti, 64enne nel marzo di due anni fa. La donna si era presentata nell’ottobre 2014 al Mellini lamentando di avere ingerito l’ossicino di uno spiedo: dimessa una volta e ripresentatasi pochi giorni dopo era stata di nuovo dimessa alla luce delle valutazioni e delle terapie prescritte. Pochi mesi dopo la donna venne ricoverata all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo dove i medici le diagnosticarono la perforazione dell’esofago e della vena aorta. Secondo il consulente del pm, il decesso dipenderebbe dal comportamenti del personale medico del pronto soccorso bresciano. Indagate per omicidio colposo, il pm ha chiesto l’archiviazione per una delle tre dottoresse comunicando la chiusura delle indagini alle altre due.

L’AVVOCATO Maddalena Frassi, fallito il tentativo di mediazione, ha promosso una causa contro ospedale e dottoresse, chiedendo un milione di euro di risarcimento. L’Asst Franciacorta ha ripercorso in un comunicato la vicenda iniziata la sera del 19 ottobre 2014 quando la donna si è recata al Pronto soccorso «accusando dolore epigastrico e riferendo il sospetto di aver ingerito accidentalmente un ossicino durante il pranzo. Sottoposta a valutazione medica ed esami strumentali, nonché a consulenza chirurgica, rimaneva in osservazione fino al mattino seguente quando, in seguito alla somministrazione del trattamento, veniva dimessa per la regressione della sintomatologia. Non risultano ulteriori accessi in Pronto soccorso o contatti con il medico di medicina generale fino alla mattina del 24 ottobre, quando si ripresentava al Pronto soccorso per ricomparsa dei manifestati sintomi che, di nuovo, nel volgere di poche ore, regredivano fino alla remissione della sintomatologia. Alcune ore dopo, la signora Pesenti presentava un improvviso aggravamento delle condizioni cliniche per cui era soccorsa dal 118 e trasportata all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo».

Il comunicato confermando la comunicazione della conclusione delle indagini preliminari sui dei due medici, «indagati per il reato di cui all’art. 589 del codice penale per le prestazioni rese nella gestione del caso clinico» precisa di avere incaricato due avvocati per loro assistenza legale, concludendo: «È stata altresì promossa dai congiunti la fase della mediazione conclusa con esito negativo. Qualora dovessero essere individuate le responsabilità, l’Azienda, come ha sempre fatto, se ne farà carico».G.C.C.

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