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03.01.2018

Tasse e burocrazia, il calzolaio si arrende

Gianni Bombonato: a 75 anni l’anziano calzolaio getta la spugnaGianni saluta i clienti col sorriso
Gianni Bombonato: a 75 anni l’anziano calzolaio getta la spugnaGianni saluta i clienti col sorriso

Un altro artigiano che getta la spugna, a Iseo. Si tratta di Gianni Bombonato, 75 anni suonati, sino a qualche giorno fa calzolaio in via Mirolte. Era un punto di riferimento per chi aveva scarpe, borse e cinture da modellare o riparare. Un approdo sicuro per chi voleva farsi quattro chiacchiere e lo invitava a bersi un caffè o un calice nella vicina osteria. «Torno subito» capitava allora di leggere su un cartello appeso alla sua porta. Gianni, pensionato che si avvaleva per i suoi obblighi fiscali della consulenza di un commercialista, avrebbe continuato volentieri a lavoricchiare. Lascia perciò a malincuore. «SONO AMAREGGIATO - dice-. Il lavoro è calato, mentre adempimenti burocratici e tasse sono in aumento. Adesso, oltre ad attrezzarmi per inviare e ricevere posta elettronica, avrei l’obbligo di installare un Pos per la tracciabilità dei pagamenti. Non mi conviene». Da gennaio cambierà tanta parte della sua vita: «Mi mancherà il contatto con la gente - spiega Gianni -. Mi mancheranno soprattutto i bambini che entravano in negozio e che io mettevo contro l’anta di un armadio per misurarne l’altezza: i bigliettini con nomi e numeri sono ancora lì, appiccicati sull’anta. Molti di quei bambini tornavano di quando in quando a verificare, illuminandosi d’orgoglio, di quanti centimetri erano cresciuti». A GIANNI, due mani d’oro, mancherà anche l’esercizio del suo mestiere. Originario di Lendinara, Rovigo, dalla fine delle elementari ha fatto il garzone nel laboratorio di scarpe del nonno e degli zii. Di quel periodo ricorda ancora con una punta d’angoscia l’alluvione del Polesine, nel ’51. Poi Gianni consegue la licenza di scuola media frequentando la sera. NEL 1966 si trasferisce con genitori e fratelli a Iseo, dove mette la sua professionalità al servizio di un imprenditore che produce sandali da donna. Nell’82 si mette in proprio, in pochi metri quadri, in via Pieve. L’anno successivo compra casa in via Mirolte, la ristruttura e al pian terreno ricava l’attuale sua bottega. Un’attività che si è fermata per sempre, gesti e saperi che nessuno porterà avanti. Mai successo che qualcuno si facesse avanti, che chiedesse di imparare a fare il ciabattino? «Sì, è successo di recente, con la crisi - risponde lui -. Solo disoccupati ultracinquantenni. Nessun giovane. Di assumerne uno, neanche a parlarne. Il lavoro, poi, da quando le calzature sono per lo più di gomma, si è ridotto drasticamente. Mi dispiace smettere, anche per le mie macchine: sono pezzi da museo, non mi va di rottamarle». •

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