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26.11.2017

Villa Scalvi, il raid presenta un conto pesante

La refurtiva abbandonata in fretta e furia all’interno di villa Scalvi
La refurtiva abbandonata in fretta e furia all’interno di villa Scalvi

La fondazione Morcelli-Repossi di Chiari sta ultimando l’inventario dei beni custoditi nella storica dimora ereditata dal notaio Giacomo Scalvi Corridori finita giovedì notte nel mirino di una banda di ladri. Ieri, Ione Belotti, presidente dell’ente, con il supporto del consigliere veterano Fausto Formenti e di un gruppo di volontari, ha effettuato la ricognizione dei cimeli della casa museo. Ricostruita anche la dinamica dell’assalto. Almeno tre individui sono entrati dal retro della dimora: poi una volta penetrati all’interno hanno ribaltato vetrine e ammucchiato quadri, tappeti e soprammobili sul pavimento. A mettere in fuga i ladri stato un volontario che si prende cura di una colonia felina a ridosso della villa. A 48 ore dal colpo si sta ancora cercando di capire se sia stato rubato qualcosa. «Inizialmente pensavano che i ladri fossero fuggiti a mani vuote – spiega Formenti -. All’appello però mancano due presepi napoletani a cui il notaio Giacomo Scalvi era molto legato. In passato la sua villa era stata teatro di una mostra dedicata alla sua collezione di Natività artistiche. Non escludiamo siano stati razziati altri suppellettili, decori e fregi». Non viene tuttavia escluso che quello di giovedì fosse solo il bis e che gli oggetti spariti siano stati asportati in occasione di un primo saccheggio. Martedì l’inventario della refurtiva e la somma dei danni saranno più chiari.

La banda ha infatti lasciato dietro di sé una scia di devastazione: alcuni lampadari staccati dal soffitto sono stati scheggiati. Stessa sorte per diversi soprammobili e oggetti d’arte sistemati nelle credenze della villa a fianco della stazione ferroviaria. Il raid ha riportato alla ribalta il nodo della sicurezza. «Per blindare la villa – ammette Formenti - e trasformarla in un museo aperto al pubblico servirebbe un milione. Vetri antisfondamento, sistemi di sicurezza avanzati e poi l’adeguamento di tutti gli impianti che sono superati da anni». Ma in un clima di austerità diffusa, la fondazione è consapevole che il progetto dovrà restare nel cassetto a lungo.

«IL COMUNE ha già le sue difficoltà finanziarie– ammette Formenti – e la nostra priorità resta la sede principale, dove già fatichiamo non poco a finanziare tutte le attività e le manutenzioni. Siamo in cerca di filantropi, non lo neghiamo, se qualcuno fosse interessato a questo tesoro lo aspetteremo a braccia aperte». Una fonte di finanziamento potrebbe arrivare dall’alienazione del retro della tenuta Scalvi, dove è presente un immobile senza interesse artistico. Ma tutto è ovviamente proiettato al futuro.

Massimiliano Magli
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