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20.01.2019

«Ebrahim era uno dei nostri La sua morte è stata un shock»

Il pizzaiolo con la t-shirt  azzurra con la grande «famiglia» della Sala  Il locale di Calino dei coniugi Savino  è rimasto ieri chiuso per lutto
Il pizzaiolo con la t-shirt azzurra con la grande «famiglia» della Sala Il locale di Calino dei coniugi Savino è rimasto ieri chiuso per lutto

Si chiamava Ebrahim Samaha El Sayed Moustafa: un nome lungo da ricordare, che gli amici e i suoi datori di lavoro avevano imparato a sintetizzare alla bresciana senza che questa contrazione riducesse la grande stima per quell’uomo. Una stima è un rispetto che hanno spinto i titolari a sbarrare ieri il ristorante pizzeria Sala di Calino. Un semplice biglietto sulla porta principale con la scritta chiuso per lutto: ieri non c’era spazio per il lavoro; solo per il dolore. «Ebrahim era uno di noi e quello che è successo intristisce tutti - ricordava ieri con la moglie il titolare Vincenzo Savino -. Venerdì sera l’abbiamo visto uscire dieci minuti prima di mezzanotte per andare a casa, a Rovato vicino alla stazione, dove aveva trovato un appartamento che gli aveva permesso di lasciare Cazzago, il paese in cui abitava da anni. Ha infilato la pettorina catarifrangente ed è salito sulla bici nuova; poi è partito. A quell’ora non c’era molta gente in strada. Venti minuti dopo abbiamo chiuso e, tornando verso casa al Lodetto, abbiamo visto la sua bici e lui steso a terra con la polizia stradale: è stato uno schock terribile». Mentre parliamo coi gestori nel locale il telefono suona più volte: sono clienti che vogliono prenotare un tavolo e che ricevono la stessa risposta: «Siamo chiusi per lutto. Qui nessuno se la sente di lavorare oggi». «EBRAHIM era una persona unica - aggiunge la moglie del titolare -: era in Italia da anni e quello che guadagnava lo mandava alla famiglia in Egitto. Era un uomo sereno, sempre con il sorriso sulla bocca e disponibile con tutti. Lavorava con noi da tempo: abbiamo imparato ad apprezzarlo quando veniva nei fine settimana, poi ha accettato di lavorare con noi a tempo pieno. Dopo il suo trasferimento a Rovato sembrava contento: gli avevamo regalato una bici nuova perché non volevamo che corresse rischi su questa strada dove gli incidenti sono frequenti da sempre. Vederlo a terra è stato un vero colpo. Sappiamo che un suo parente ha informato la famiglia ma non abbiamo ancora notizie su cosa deciderà per il suo funerale». •

G.C.C.
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